Verona – musiche nelle piazze, ordinanze antisuonatori e nazisti canterini

Fonte: L’Arena – 22/05/2009

MUSICA E ORDINANZE. In serata ci sarà anche un confronto a distanza: in Borgo Roma concerto dei gruppi della destra sociale e a Veronetta di scena i collettivi
Bonghi, la protesta alza il volume
Stasera appuntamento per una nuova «sfida» lanciata stavolta attraverso Facebook

L’ordinanza non ferma i suonatori. Il provvedimento siglato dal sindaco Tosi, che vieta di suonare qualsiasi strumento musicale dopo le 22 nelle vie e nelle piazze, non ha zittito gli strumenti dei circa 300 ragazzi che anche l’altra sera si sono trovati in piazza Dante. Ma anzi, sembra aver sortito l’effetto contrario tanto che il solito appuntamento settimanale, in via eccezionale, raddoppia questa sera.
Il tam tam dei bonghi non è risuonato, infatti, solo nel cuore della città ma si è propagato anche on-line. All’indomani dell’ordinanza 39, infatti, sul social-network Facebook, è nata un’iniziativa spontanea di protesta contro il divieto. «Non siamo d’accordo con il provvedimento del sindaco Tosi e quindi questa sera ci ritroveremo in giro per il centro a cantare, o anche semplicemente a ridere, visto che la voce non possono sequestrarcela», si legge infatti nella nota. «La nostra intenzione
non è certo quella di "fare casino" ma di dare vita a una protesta pacifica», spiegano.
All’evento, ritrovo alle 22 in piazza Dante, hanno già aderito in circa 400, ma solo questa sera si vedrà se l’iniziativa, nata on-line, riuscirà a concretizzarsi anche nel mondo reale. Di sicuro, in piazza ci saranno i giovani di Generazione Democratica del Pd, che hanno già annunciato la propria adesione alla serata. «Vivere la nostra città è un diritto, non un abuso, un’esigenza, non un vezzo, e siamo costernati nel trovarci, ancora una volta, innanzi a iniziative di chi, con ordinanze e proclami, va nella direzione opposta», spiegano.
L’altra sera in piazza dei Signori, intanto, la festa è proseguita come sempre. E «armati» di chitarre, clarinetti, violini e anche due degli ormai famigerati bonghi, «i butei e le butele di piazza Dante» hanno continuato a disobbedire. A rischiare la sanzione, che è di 100 euro la prima volta, e poi 250, 450 e il ritiro dello strumento ai suonatori recidivi, erano in poco più di una decina.
Ma nessuna divisa è comparsa all’orizzonte, e nessun verbale è stato compilato, anche se di frastuono ne è stato fatto parecchio, questa volta. Se le note di chitarre, violini e flauti non oltrepassa le mura del palazzo della Prefettura, il tam tam ritmato dei bonghi si. Lo scorso mercoledì, infatti, prima di mezzanotte i bonghisti avevano smesso di suonare mentre l’altra sera hanno proseguito fino all’una passata. Quella di questa sera si preannuncia quindi una nottata elettrica.
E non solo per il suono degli strumenti di piazza Dante, ma anche per le note del gruppo della destra sociale Zetazeroalfa, che si esibirà in Zai e che si prevede richiamerà esponenti dell’estrema destra da gran parte d’Italia. E per le canzoni che risuoneranno invece da Veronetta, dove è stato organizzato un altro concerto negli spazi del collettivo Metropolis.


Fonte: DNews – 20/05/2009

Il caso. L’associazione Madri insieme per Verona chiede al sindaco iniziative contro la serata in un locale
"Il Comune respinga la band di estrema destra"

"Abbiamo invitato il sindaco e i consiglieri comunali a visitare il sito di blocco studentesco perché siamo informati di quale sia il repertorio proposto dal gruppo che il 22 maggio suonerà a Verona".
A dichiararlo è Chiara Stella di Madri insieme per una Verona civile, che aggiunge: "Come madri ci riteniamo preoccupate che gruppi nazirock possano venire a suonare nei locali della nostra città. Il Consiglio ha parlato ieri della lettera, ma non ci ha dato ancora nessuna risposta. Noi chiediamo che venga presa una posizione".
Il fatto che venerdì prossimo suonerà a Verona un gruppo che propone testi di estrema destra, era già stato segnalato dal collettivo Metropolis durante la presentazione del libro Bande nere di Paolo Berizzi. In quell’occasione un giovane studente del Maffei, militante del Collettivo Studentesco Verona, aveva chiesto un coinvolgimento di tutta la società civile in nome di una forte presa di posizione contro un’ideologia di estrema destra sempre più dilagante a Verona.
Nello specifico si era rivolto proprio a Madri insieme per una Verona civile perché, oltre a portare avanti il lavoro di informazione e sensibilizzazione nelle scuole, si impegnassero a dare anche una risposta politica a eventi come quello imminente del 22 maggio. La risposta, almeno da loro, è arrivata.

Verona – Il locale non ospiti gli ZetaZeroAlfa

Fonte: Corriere di Verona – 17/05/2009

VERONA – “Invece di vietare le piazze a chi suona i bonghi,
l’amministrazione comunale dovrebbe iniziare a preoccuparsi delle
sempre più frequenti esibizioni nei locali cittadini di gruppi nazirock
che inneggiano alla violenza e a Hitler”. L’appello è stato lanciato
dagli attivisti antifascisti riuniti sotto la sigla di “Cittadini
dell’altro comune”, dopo aver appreso che venerdì prossimo suonerà in
città il Leggi tutto “Verona – Il locale non ospiti gli ZetaZeroAlfa”

Rassegna stampa – Presentazione di “Bande nere” a Verona

Fonte: Corriere di Verona – 07/05/2009

VERONA – L’aveva promesso nei giorni scorsi, quando aveva saputo che la
presentazione del suo libro sarebbe stata rinviata per quei «problemi
organizzativi» addotti dal Comune: «Se avrò qualcosa da dire lo dirò il
6 maggio». E mercoledì sera alla biblioteca civica, Paolo Berizzi,
giornalista di La Repubblica e autore del libro «Bande nere», ha
mantenuto la promessa e di fronte a un pubblico numeroso, ha detto
molto più di «qualcosa». Dopo aver tracciato un quadro generale del
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Verona – Due mesi senza stipendi. Operai fermano i lavori

Operai, lavoratori senza stipendio. Era già successo alla Mondadori il 23 aprile scorso. Chissà quante volte è già successo in passato.

Solo che ora, con la crisi che si acuisce sempre di più, il silenzio e la rassegnazione lasciano sempre più il posto all’indignazione, alla presa di parola, alla rabbia che diventa azione per pretendere almeno quanto dovuto. Leggi tutto “Verona – Due mesi senza stipendi. Operai fermano i lavori”

Verona – “Molte case vuote. Vanno date agli sfrattati e ai senza casa”

Fonte: L’Arena – 05/04/2009

Emergenza. La Rete sociale a San Michele
«Molte case vuote, vanno date agli sfrattati»
In via Cernisone alloggi invenduti da un decennio
Non si è fatta attendere la risposta della «Rete sociale per il diritto
alla casa» al piano varato dal Governo che vede la Regione Veneto prima
nel metterlo in pratica.
A questo si aggiunge la decisione
regionale di dare il via alla vendita degli alloggi di edilizia
residenziale pubblica. Così ieri alle 15 i rappresentanti della Rete
sociale ha organizzato un sit-in in via Cernisone, sotto gli
appartamenti invenduti da quasi un decennio, di una nota impresa edile
che di alloggi sfitti solo in quella zona di San Michele ne ha oltre
40. Per non contare le villette ancora da ultimare sulla stessa strada.
A questo si aggiunge il fatto che decine di alloggi chiusi si
affacciano su un’area Peep. «Tosi, le vedi le case vuote? Allora dalle
agli sfrattati», si legge su uno striscione. E ancora: «Il piano casa,
un regalo ai costruttori», «A Verona 10 mila case nuove, occuparle è
giusto. La casa è un diritto, le case vuote un crimine». Tutti chiedono
case per i precari, gli studenti. E le testimonianze di quel che non va
sono tante.
Ci sono gli studenti costretti a pagare 250 euro per un
posto letto. I «nuovi veronesi» che dopo battaglie e occupazioni di
alloggi hanno avuto una casa popolare. Ma quanto sono costati i loro
sfratti al Comune? Quello della famiglia Hassan, di via Lazise, dove
fece irruzione la polizia, ben 76 mila euro, assicurano i manifestanti.
«Hassan aveva una morosità non legittima di 4mila euro», spiegano,
«sfrattandolo con le bambine e ospitando le piccole al Cerris, il
Comune ha speso al giorno 210 euro. Non si faceva prima a dargli un
alloggio che poteva pagare secondo le sue possibilità?». C’è poi la
storia di una coppia con tre figli di Buttapietra sfrattata per
morosità da un alloggio dove pagava 500 euro. Il loro Comune li ha
alloggiati in un altro appartamento Ater dove dovrebbero pagare 600
euro. Di buono c’è che 11 immigrati seguiti dalla Rete hanno ricevuto
una casa popolare dove pagano regolarmente l’affitto, e che gli accordi
presi a suo tempo con l’assessore Bertacco sono stati mantenuti.
Ora a fronte di due sfratti per morosità che toccano la città ogni
giorno, la Rete sociale chiede la sospensione degli sfratti da parte di
Prefettura e Comune, la requisizione delle case sia pubbliche che
private per far fronte all’emergenza. E che «le istituzioni
acquisiscano parte del patrimonio abitativo costruito e lasciato alla
rendita speculativa».


Fonte: Corriere di Verona – 05/04/2009

La manifestazione – Gli attivisti della Rete Sociale insieme ad alcune famiglie
“Sbloccare le diecimila case sfitte”
Verona . “ A Verona ci sono almeno 10 mila case sfitte. Di fronte a
un’emergenza abitativa che sta diventando sempre più grave, tenerle
chiuse rappresenta un vero e proprio crimine”. Lo hanno detto a gran
voce ieri pomeriggio gli attivisti della Rete Sociale per il diritto
alla casa, che hanno manifestato in via Cernisone, a San Michele,
insieme ad alcune famiglie. “Da anni portiamo avanti una campagna per
fare in modo che le istituzioni rispondano concretamente alla questione
della casa e, dopo l’occupazione della sede dell’Agec dello scorso
agosto, qualcosa si sta muovendo – ha spiegato l’avvocato Roberto
Malesani, legale della Rete. Siamo riusciti a ottenere l’assegnazione
di case Agec per 11 famiglie”. Tra le famiglie che hanno ottenuto una
sistemazione c’è anche quella di Said Rebbas, sfrattato a marzo 2006.
“Da novembre vivo a Borgo Roma con la moglie e i 4 bambini in una casa
Agec – ha spiegato Said -. Prima abbiamo vissuto al residence
Manager’s, con l’aiuto dei servizi sociali”. Una soluzione fortemente
criticata dagli attivisti. “Il comune ha speso 50 euro al giorno per
due anni e mezzo – hanno detto-. Avrebbero potuto destinare meglio
questi soldi aiutandoli a comprare una casa o a pagare un affitto”. Ma
i casi portati come esempio non finiscono qui. “Mamadou Hassan e la sua
famiglia da un mese hanno ottenuto una casa Agec, ma la situazione
poteva essere gestita diversamente: invece di aiutarlo a pagare 4 mila
euro di morosità per evitare lo sfratto, l’amministrazione ha preferito
spendere 76 mila euro in un anno per manenere la moglie e le due figlie
al Cerris”. Una nuova politica di sostegno al reddito che permetta alle
famiglie di potersi permettere di pagare gli affitti e una moratoria
sugli sfratti. E’ questo ciò che chiede la Rete. “Abbiamo scelto di
manifestare qui a San Michele perchè è da anni che ci sono abitazioni
pronte ma disabitate, ma avremmo potuto scegliere moltissimi altri
luoghi – hanno detto- L’Ater vuole mettere in vendita i suoi
appartamenti? Vedremo chi avrà i soldi per comprare”. E sulle terrazze
degli appartamenti vuoti e di quelli ancora in costruzione, gli
attivisti hanno appeso una serie di striscioni con messaggi indirizzati
alle istituzioni: “Tosi, le vedi le case vuote? Dalle a sfrattati e
senzatetto”, “Verona 10.000 case vuote. Occuparle è giusto”.

L’Onda pronta a tornare in piazza la protesta riparte il 18 marzo

Fonte: la Repubblica – 16/03/2009

Si sta alzando la marea. L’Onda studentesca si prepara a tornare in piazza dopo i bagni di folla dell’autunno scorso. Sono giorni di organizzazione, questi: assemblee, discussioni e poi la propaganda virale sul web, che fin dall’inizio ha contraddistinto il movimento contro i tagli del governo alla scuola e contro le leggi targate Gelmini. L’occasione per farsi sentire è lo sciopero indetto dalla Flc Cgil per il 18 marzo. Torino, Palermo, Roma. E poi Padova, Napoli, Milano, Genova. Gli universitari ci saranno, insieme ai ricercatori e lavoratori precari degli atenei.

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Droga: conferenza a Trieste, protesta a Verona

Fonte: Corriere di Verona – 12/03/2009

Il blitz. Contestati Serpelloni e Giovanardi. «Questo è il laboratorio del proibizionismo e dei divieti»
I centri sociali occupano il Sert di via Germania. Denunce per manifestazione non organizzata
L’accusa:
«Si fanno solo politiche repressive». Il direttore del dipartimento:
«Azione inaccettabile da qualsiasi società civile»

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Verona – Nuovo lager (CIE) per migranti a Boscomantico

Fonte: Corriere della sera – 23/02/2009

Mercoledì la lista completa. I posti saranno più che triplicati

ROMA — Toscana, Veneto,
Campania e poi Marche, Abruzzo, Umbria. La nuova partita del governo si
gioca sui Cie, i centri di identificazione ed espulsione, che bisognerà
rendere disponibili per applicare il decreto sicurezza. La scelta di
prolungare il tempo di permanenza dei clandestini da due a sei mesi
rende infatti necessario poter contare su altre strutture, visto che a
disposizione ci sono appena 1.200 posti. Le trattative con gli enti
locali sono state avviate da tempo e alcuni governatori hanno
manifestato la propria contrarietà ad accogliere gli stranieri
irregolari. Di fronte a queste resistenze il ministro dell’Interno
Roberto Maroni ha già fatto sapere che non ci sarà alcuna marcia
indietro: «Procederemo all’apertura e non tollereremo alcun episodio di
violenza come quelli accaduti a Lampedusa».

La lista definitiva dei Cie sarà stilata mercoledì, durante la verifica
dell’attuazione della legge Bossi-Fini. Ma numerosi sopralluoghi sono
già stati effettuati e al Viminale sembrano avere le idee chiare su
quali potrebbero essere gli edifici da ristrutturare per far sì — come
ha spiegato due giorni fa il sottosegretario Alfredo Mantovano — «che
entro sei mesi siano a disposizione e si possa far fronte ad eventuali
sbarchi». Lontani dai centri abitati, vicini a un aeroporto e —
possibilmente — a un reparto mobile della polizia: sono queste le
caratteristiche che dovranno avere i Centri. Si tratta di aree messe a
disposizione dal Demanio. In Veneto si pensa a Boscomantico, in
provincia di Verona
, a pochi chilometri dallo scalo che — sottolineano
al Viminale — «consentirebbe anche la pianificazione rapida dei voli
verso i Paesi d’origine degli stranieri». Problemi potrebbero sorgere
per trovare l’accordo con il governatore Giancarlo Galan, fortemente
critico sugli ultimi provvedimenti presi dal governo in materia di
immigrazione, in particolare sul permesso a pagamento e sulla scelta di
eliminare il divieto di denuncia per i medici. «Non è tollerabile che
ci siano Regioni dove esistono più strutture e Regioni che non ne hanno
neanche una», ha affermato qualche giorno fa Mantovano, riferendosi
pure a Campania e Toscana, dove i vertici degli enti locali hanno un
atteggiamento fortemente contrario. La prima struttura è stata
individuata in provincia di Caserta, in una zona che «ha un
collegamento veloce con l’aeroporto di Capodichino».

Proprio in Campania si è anche deciso di installare la grande centrale
operativa che governerà il sistema informatico per il controllo dei
flussi, utilizzando i fondi del Pon per il meridione. Per quanto
riguarda la Toscana rimangono in piedi due opzioni: la prima è a
Grosseto, dove c’è uno scalo civile, l’altra è a Campi Bisenzio a due
passi da Firenze. Il nuovo Cie delle Marche dovrebbe sorgere a
Falconara. Anche in questo caso si tratta di un’area distante dal
centro abitato, ma vicina all’aeroporto. In Abruzzo sembra ormai
scontata la scelta di una struttura demaniale che si trova nei pressi
di Chieti, mentre in Umbria si è orientati su Terni. I posti
disponibili saranno circa 4.300 con una spesa iniziale che sfiora i 40
milioni di euro, ma i tempi di realizzazione potrebbero essere molto
più lunghi perché alcune aree demaniali sono semplici terreni e in
altre ci sono stabili semiabbandonati che non sono certamente idonei ad
ospitare strutture di questo tipo. Mentre l’opposizione ribadisce la
sua «contrarietà a questi centri di detenzione mascherati» e il
segretario del sindacato autonomo di polizia Nicola Tanzi mette in
guardia «perché saranno utilizzati uomini e risorse sottratti al
controllo del territorio», Maroni tira dritto: «Il comitato
interministeriale stilerà la lista definitiva e poi procederemo». 


Fonte: L’Arena – 23/02/2009

Consegnato al ministro l’elenco delle possibili zone
in cui realizzare i centri di identificazione: il Veronese potrebbe
essere una di queste. Tosi già qualche mese fa aveva dato la propria
disponibilità

Verona. Al Viminale si sta mettendo a punto la lista definitiva
dei siti dove verranno costruiti i nuovi Cie, i centri di
individuazione ed espulsione, tra le possibili zone c’è anche un non
reso noto punto della nostra provincia. Un primo elenco è stato
consegnato al ministro Maroni già da alcuni mesi dal capo del
Dipartimento delle libertà civili e immigrazione, il prefetto Mario
Morcone, ed un primo screening è già stato fatto visto che la lista, da
una ventina di siti possibili, è scesa a 8-9. Si tratta nella maggior
parte dei casi di terreni (solo in alcuni vi sono delle strutture,
hangar o ex caserme in disuso, che vanno completamente ristrutturate)
in quelle Regioni dove non vi sono Cie e vicini agli aeroporti: nel
Veneto, in provincia di Verona e di Venezia, in Toscana, nei pressi di
Campi Bisenzio a Firenze e a Grosseto, in Umbria, a Terni, in Abruzzo,
a Vasto in provincia di Chieti, nelle Marche, ad Ancona (Falconara), e
in Campania, in provincia di Caserta.
Si tratterà ora di scegliere
a quali dare la priorità, visto che per attrezzare un Centro in grado
di ospitare almeno duecento immigrati (l’obiettivo è di avere a
disposizione almeno 1.600 nuovi posti) occorrerà almeno un anno. Ma non
è escluso che nel corso della riunione di mercoledì si prenda in
considerazione anche un’altra strada, in attesa di avere le nuove
strutture a disposizione: trasformare alcuni Centri di accoglienza in
Cie. È quello che è già stato fatto per Lampedusa ed è quello che
potrebbe accadere, ad esempio, alla struttura di Cagliari Elmas.
Il
sindaco Flavio Tosi sul progetto aveva già dato la propria
disponibilità al ministro Maroni, sottolineando che «riteneva giusto
che ogni regione per garantire sicurezza dovesse farsi carico di avere
uno di questi centri». Il sindaco aveva inoltre ribadito che il Cie non
avrebbe creato problemi ai veronesi, così come non ne crea il carcere
di Montorio.
Dopo un mese di stop sono ripresi i viaggi delle
carrette del mare nello stretto di Sicilia: due imbarcazioni con oltre
400 clandestini sono state intercettate a sud e a nord di Lampedusa. La
prima l’hanno soccorsa gli uomini della Guardia Costiera a cinquanta
miglia a sud di Porto Empedocle; i 204 immigrati a bordo, tra i quali
40 donne e 7 bambini, sono stati trasferiti nel centro di Pian del Lago
a Caltanissetta, dove andranno – vista l’inagibilità di parte del Cie
di Lampedusa danneggiato dall’incendio appiccato da un gruppo di
tunisini nel corso della rivolta di mercoledì scorso – anche gli altri
175 immigrati, (tra cui 44 donne), soccorsi 30 miglia a sud di
Lampedusa.
Direttamente sull’isola, nei pressi di Punta Sottile,
sono stati invece intercettati dai carabinieri nove immigrati: hanno
detto di esser arrivati con un gommone.
La ripresa degli sbarchi è
un segnale chiaro da parte dei trafficanti di uomini, che non sembrano
intenzionati a fermare il business, nonostante la stretta voluta dal
ministro dell’Interno Roberto Maroni con la decisione di rimpatriare
direttamente da Lampedusa gli immigrati e di prolungare da due a sei
mesi il tempo di permanenza nei Centri di identificazione ed
espulsione. E si tratta probabilmente di quelle stesse persone, «il
racket degli scafisti», che oggi Maroni, in un’intervista a Libero, ha
accusato di essere coinvolte nell’incendio del Cie di Lampedusa. Un
racket, che è «in mano a potenti organizzazioni criminali che, credo,
abbiano capito che in Italia la musica sta cambiando».

Verona – Arrestati estremisti di destra responsabili di aggressioni in città

Rassegna stampa da scaricare in pdf [ ilVerona_06/02/09 ] [ DNews Vr_06/02/09 ]


Fonte: Corriere di Verona – 06/02/2009

L’amico di Perini e Veneri, il rampollo che studia a (…) e il giovane figlio del primario

Girardi, candidato di Forza Nuova, conosceva il branco del pestaggio Tommasoli

VERONA—Girardi
Gabriele. Ventitrè anni. Si potrebbe partire da lui, per raccontare il
“branco”. Perché lui è quello che più calza all’immaginario collettivo.
A quello che vuole dare un posto e un ordine a ogni cosa e a ogni
persona, per dire che no, che quelli del branco non sono i ragazzi di Verona. Girardi Gabriele è il “simbolo”, preso a immagine e somoglianza di tutto quello che dovrebbe lavare le coscenze. E’ lui l’unico tra gli otto arrestati che fa parte di Forza Nuova. Numero 11, tra i candidati alle ultime elezioni amministrative per la sesta circoscrizione. “Il solito riempitivo”, lo liquida Yari Chiavenato, segretario provinciale del partito di Roberto Fiore.
“Se questi sono implicati in qualche vicenda non so cosa farci”. Mica parole nuove. Rimandano a nove mesi fa. Erano le stesse parole usate per altri due “candidati” di Forza Nuova. Federico Perini e Nicolò Veneri. Lunedì il “Peri”  e il “Tarabuio” saranno in tribunale, per rispondere delle accuse sull’omicidio di Nicola Tommasoli.
La conosce bene, la vicenda di quella notte, Gabriele Girardi. Perché c’era anche lui, quella sera del 30 aprile, prima dell’aggressione mortale di corticella Leoni, al bar Malta con i cinque che adesso sono in galera. E’ amico di Veneri e Perini, Girardi. Stesso partito, stesse idee. Giurava che lui certe cose non le avrebbe fatte. Da ieri mattina è nello stesso carcere. Con un’unica differenza: che il posacenere che ha colpito alla faccia Francesca le ha risparmiato la tempia per pochi centimetri. A differenza di quello che è successo a Nicola.
Non manca nessun luogo comune, nel branco. E nessuno, per via di violenza, si può chiamare fuori. Non Federico Bonomi, “daspato”, come si chiama chi ha l’ordine di allontanamento dagli impianti sportivi.
“Medaglia” che condivide con altri del branco. Perché ci sono degli imperativi, in quel magma che si assembla tra le vie del centro, che pensa che quella sia cosa loro, che ha i credo che valgono poco più di uno slogan. L’Hellas. Ci bazzicano, nella curva. Ma a casa hanno i filmati degli hooligans.
Perché non è la squadra, il “credo”. Ma l’appartenenza. Che per il
“branco” di piazza Viviani ha una solo componente. La cattiveria. Tra di loro c’è chi la sua denuncia se l’è collezionata per “stalking”. Ha provato a convincere la morosa che non doveva mollarlo con le minacce.
Per arrivare a minare lo straniero che aveva preso il suo posto.
C’è il militare tutto d’un pezzo, che i suoi superiori non avrebbero
mai detto che facesse cose del genere. Andrea Iacona. Che in Afghanitan ci andava in missione di pace e qui a menar le mani. C’è anche la “Verona bene”, nel branco, per non farsi mancare proprio nulla. Il figlio del primario, Luca Cugola. Suo padre Landino, già direttore dell’unità della mano, a ricostruire arti distrutti. Lui a usare quelle mani per altro. C’è la famiglia di imprenditori, (…). Non uno stinco di santo, E****. Poi c’è l'”anziano” del gruppo, Claudio Pellegrini, 45 anni. Nonostante l’età tutto tranne che un carismatico, il “Pele”. Attaccabrighe a dir poco.
Stesso discorso per tutti gli altri. Perché il branco, dietro ai “Sieg
Heil” – che sarebbe carino chiedere a ciascuno cosa vuol dire per
scoprire che neanche lo sanno, come è emerso nei vari interrogatori – altro non era.
Magmatico anche nella composizione. Dipendeva da come ci si trovava. Da chi si trovava. “Reiterazione del reato” è una formula che non fa altro che ricalcare le fedine penali di ciascuno. In alcuni del branco hanno ammesso. Hanno detto di essere stati lì. Di aver tirato le cinghiate, i pugni. Ma nessuno ha detto di aver usato quel posacenere. Lo hanno preso al caffè Posta. Su quello non c’è dubbio.I frammenti di vetro corrispondono a quelli utilizzati
all’interno del bar. “Non me ne manca nessuno”, aveva detto il titolare il giorno dopo. Forse aveva sbagliato il conteggio…


Fonte: L’Arena – 06/02/2009

LE RADICI DELLA VIOLENZA. Il primo a lanciare l’allarme fu il sostituto procuratore Condorelli
All’inizio fu il controllo del proprio territorio
Lo Stadio e alcune zone del centro dalla metà degli anni Novanta sono considerati «terra dell’estrema destra»

È un lungo filo nero di violenze quello che culmina in questi giorni con l’arresto degli otto aggressori di una ragazza un mese fa in piazza Viviani e con l’inizio del processo ad altri cinque giovani per l’omicidio di Nicola Tommasoli. E non sono solo quelle – pur numerose – degli ultimi due anni, ascrivibili al gruppo di giovinastri individuati nel corso delle indagini dalla Digos, al cui interno sguazzavano anche i 13 ora detenuti per i due episodi più gravi, ma molte altre germinate in un ambiente che si nutre sostanzialmente di cori da stadio e slogan fascisti e nazisti. Sarà anche vero, come hanno immediatamente proclamato certi difensori d’ufficio dell’onorabilità della città e  dell’Hellas, che non tutti i veronesi e non tutti i tifosi sono così, ma deve quantomeno far riflettere che tutti, proprio tutti, gli arrestati e gli altri loro compari indagati ancora dall’estate 2007 frequentano – quando non ne sono impediti da provvedimenti restrittivi per botte date e ricevute allo stadio – gli spalti del Bentegodi per tifare Hellas e gravitano intorno ai circoli culturali e alle formazioni politiche della destra più estrema. E si possono far risalire al 1995 i primi episodi di  violenza la cui matrice è insieme ideologica e di tifo esasperato. Le reiterate aggressioni a uno sharp, una testa rasata antirazzista, prima in via Sottoriva e poi davanti allo stadio con l’imposizione di non entrare ad assistere alle partite, portarono all’arresto di quattro giovani skinheads veronesi, Fabrizio Bazzerla, Alessandro Castorina, Francesco Gugliemo Mancini e Alessandro Miglioranzi (oggi capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale). Il loro processo finì nel giugno 2002 con la conferma della condanna, con l’aggravante della legge Mancino, da parte della Cassazione. In quella occasione il Pm Antonino Condorelli lanciò l’allarme sull’idea distorta di «controllo del territorio» che li animava. Fu purtroppo buon profeta.G.B. Dopo una miriade di aggressioni per il controllo del territorio alla fine ci scappò anche il morto. Fabrizio Bazzerla, Francesco Guglielmo Mancini, Alessandro Castorina e Alessandro Miglioranzi del Veneto Fronte Skinheads finiscono sotto processo. Saranno condannati in via definitiva nel 2002. Massimiliano Stancanelli, consigliere di Circoscrizione di An e ultrà già implicato in incidenti allo stadio e altri quattro giovani di destra tifosi dell’Hellas vanno sotto processo dopo una rissa in via Nizza. Saranno assolti, nonostante l’opposizione del Pm Antonino Condorelli. Giovani militanti di Forza Nuova assaltano il banchetto di Rifondazione e del Circolo Pink in campagna elettorale. Tre condanne nel 2005. 24 esponenti di Forza Nuova vengono da tutto il Veneto per tappare la bocca ad Adel Smith, polemista islamico. Condannati nel 2008. Zuffa da saloon in un bar solitamente frequentato da giovani delle sinistra. Sedie e tavoli distrutti. La Digos denuncia quattro estremisti di destra per incendio e rissa. Un gruppo di ultras dell’Hellas, reduce dalla festa allo stadio, ferisce due ragazzi. Arrestati cinque militanti di estrema destra. Patteggeranno nel 2007. Il figlio del consigliere comunale Pdci Perini viene assalito e ferito da estremisti di destra. Per «vendetta» a dicembre sarà ferito un militante Fiamma. «Andate via perché questa è casa nostra, questa è la mia zona… Voi siete italiani, io sono di Verona». E giù botte. 4 processati e condannati.

Saluti e frasi naziste con riferimenti espliciti all’odio razziale

«Badrone non mi mettere in pentola, le badade non sono buone con me». E poi giù con gli «uhh, uhh» accompagnati dal mimare dei movimenti di una scimmia. Ma non solo. Anche saluti e motti nazisti e riferimenti espliciti all’odio e alla discriminazione razziale.
Ma non solo. Più testimoni, stando a quanto riportato nell’ordinanza del gip Sandro Sperandio, vi sono state espressioni dispregiative della donna del tipo «con noi non esistono più vergini e verginelle» e altre frasi dai toni decisamente volgari.
Per tale motivo l’aggressione che ne è scaturita, secondo il gip, è una logica conseguenza di queste manifestazioni esteriori di discriminazione e odio razziale e delle provocazioni nei confronti dei gruppi considerati dissenzienti. In sostanza, si tratterebbe di una vera e propria punizione nei confronti di chi aveva osato manifestare la propria avversione all’ideologia proposta dal gruppo. La violenza era quindi anche un modo, come sottolineato dal giudice per le indagini preliminari, per riaffermare la propria supremazia, il diritto a gridare slogan nazisti ed espressioni apertamente razziste. L’aggressione diventava dunque un modo per chiudere la bocca a chi la pensava diversamente: una sorta di avvertimento che doveva esser chiaro a chiunque esprimeva opinioni diverse.
Tutti atteggiamenti, secondo Sperandio, che non possono essere giustificati come espressioni di goliardia o di esternazioni di ubriachi ma solo manifestazioni di razzismo.
Per tale motivo, il gip ha contestato agli otto arrestati anche la violazione della legge Mancino che condanna gesti, slogan e azioni legati all’ideologia nazifascista.

I PARTICOLARI DELL’INDAGINE. Dall’ordinanza firmata dal gip Sandro Sperandio emerge anche che qualcuno si presentò volontariamente in questura per deporre
Quei volti noti identificati anche grazie a Facebook

Uno era stato un suo compagno di scuola. Nella lista degli amici ha riconosciuto chi aveva preso a calci un giovane steso a terra

Il giorno dopo l’aggressione è entrato sul sito di Facebook per vedere se trovava qualcuno del gruppo. Un particolare che emerge dall’ordinanza del gip Sandro Sperandio nella quale si riporta quel che fece un amico dei giovani aggrediti e il suo contributo fu particolarmente prezioso.
In piazza Viviani aveva riconosciuto tre persone: uno perchè era stato suo compagno di scuola, un altro perchè era un cliente fisso della pizzeria in cui lavorava, un terzo perchè lo aveva visto accanto alla Volante, sapeva che era tifoso dell’Hellas e che era soprannominato «Gomma». Cercando il nome di un altro giovane (che la notte dell’aggressione non c’era ma sapeva essere un tifoso della curva sud) ha visto la lista dei suoi amici. Guardando il profilo di Andrea «Gomma» Iacona lo ha riconosciuto. Nell’elenco di quest’ultimo c’era anche un altro del gruppo, quello che da molti è stato visto prendere a calci uno che era a terra (ma per lui, incensurato, non è stata chiesta la misura).
Non solo. Un altro indagato, Federico Bonomi, era nella foto di gruppo scattata quella sera stessa davanti ad un altro bar del centro dove si erano ritrovati e dove avevano trascorso buona parte della serata. Quella foto acquisita dalla Digos, si legge nell’ordinanza, «inserita su Facebook da Iacona e poi rimossa, scattata per l’appunto nella serata del 3 gennaio che ritrae un gruppo di giovani intenti a festeggiare».
Particolari che emergono dalle oltre cinquanta pagine del provvedimento che per otto giovani si è tradotto con l’arresto e che riassume i tratti di una vicenda ricostruita non solo attraverso le deposizioni dei componenti del gruppo aggredito ma anche da ciò che gli indagati (in tutto sono venti) dissero alla polizia quando furono sentiti in merito all’episodio. Qualcuno si presentò spontaneamente a fornire un quadro diverso, qualcuno fu tirato in ballo da un altro. Tutti tasselli che hanno però indotto la procura a non avere dubbi: «che gli atteggiamenti aggressivi, provocatori, nonchè violenti fossero da addebitare esclusivamente a quelli che facevano parte del secondo gruppo», scrive il gip.
Un’ordinanza in buona parte «occupata» dai profili delle otto persone colpite dalla misura ma nella quale il giudice Sperandio ricostruisce logiche di comportamento e valutazioni degli atteggiamenti che definisce «tipici del branco». La richiesta del pm prendeva in considerazione anche un altro indagato, noto alla Digos per gli episodi dei pestaggi in centro, ma nonostante le dichiarazioni delle parti offese siano «credibili e affidabili» e costituiscano «corposi sospetti» per il gip non è stata raggiunta «la soglia di colpevolezza necessaria per poter adottare misure per l’imputazione a suo carico».
«La sera del 3 gennaio Verona doveva subire per l’ennesima volta l’umiliazione di scoprire che alcuni “suoi giovani”si erano resi protagonisti di episodi delinquenziali connotati da stupida, gratuita, animalesca violenza che solo il fato non ha reso irreversibilmente tragici», scrive il magistrato. Non usa mezzi termini, parla di «logica del branco», per come il gruppo si muove e perchè «agisce con la brutalità delle modalità di un branco». In quelle cinquanta pagine riprende e analizza le denunce delle parti offese e sottolinea come la Procura abbia chiesto la misura solo per coloro che avevano precedenti penali.
Condivide l’impostazione del pm circa la gravità del comportamento per il fatto che «tale “impresa” lungi dal costituire per molti un’occasionale circostanza che li ha visti coinvolti in una banale rissa da osteria è risultata essere», sottolinea, «una finalità specificatamente ricercata e provocata secondo un abituale e già più volte sperimentato rituale che ha spinto più volte, in passato, gli stessi soggetti a cercare, provocare e attuare aggressioni dello stesso genere».
Si parla di «ostilità per chi è diverso da sè», di «volontà di marcare il proprio spazio in cui altri non avrebbero “diritto di accesso”» di «affermazione del gruppo».
Tutto ciò per il gip Sperandio è la «dimostrazione del clima di intolleranza diffuso in cui queste forme di violenza prendono forza e della mancanza di un preciso senso di responsabilità, frutto anche di mancanza dei veri valori ed ideali». Un dato su tutti: «Quel che preoccupa in questo clima generale non è tanto la appartenenza a detestabili forme estremistiche, di qualunque segno esse siano, ma il sempre crescente numero di giovani che hanno come mezzo di esprimersi la violenza».


Fonte: La Repubblica – 05/02/2009

Il 4 gennaio scorso l’aggressione a un gruppo antagonista in un bar
Una donna di 30 anni fu ferita gravemente al volto con un posacenere


Verona, pestaggio nel centro storico arrestati otto ultrà e estremisti di destra

VERONA – Otto giovani vicini alle frange ultrà dell’Hellas Verona e all’estrema destra sono stati arrestati in arresto dalla Digos per un pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso in cui rimase ferita gravemente una giovane donna.

Nel corso dell’operazione, scattata stamani, sono state eseguite anche una ventina di perquisizioni a carico di altre persone indagate.

La notte di domenica 4 gennaio in un bar del centro storico, gli arrestati, accortisi della presenza di un gruppo antagonista che stava festeggiando il compleanno di una giovane, avevano aggredito i ragazzi verbalmente con atteggiamenti prepotenti e provocatori. Avevano scandito numerosi slogan neonazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne utilizzati per arrivare in breve alla rissa, poi culminata in una violenta aggressione della donna di 30 anni, colpita selvaggiamente con un portacenere in volto. I colpi avevano provocato fratture multiple alle ossa facciali con interessamento del bulbo oculare.

Alcuni dei giovani arrestati erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.


Fonte: L’Arena – 05/02/2009

Aggressione in piazza Viviani
Arrestati 8 ultrà dell’Hellas

Cinque degli otto arrestati erano in un elenco di 17 giovani indagati per associazione a delinquere e violazione della legge Mancino già dal 2007. In questo elenco figuravano pure Raffaele Dalle Donne e Nicolò Veneri, in carcere per l’omicidio Tommasoli. Gli otto sono accusati di aver aggredito e ferito dei coetanei al Bar Posta lo scorso 4 gennaio.

Verona. La polizia di Verona ha arrestato otto giovani, ritenuti responsabili dell’aggressione a una comitiva di coetanei avvenuta il 4 gennaio in piazza Viviani dove una ragazza fu violentemente colpita al volto con un posacenere. Da quanto accertato, i ragazzi arrestati e gli altri indagati in stato di libertà militano nelle frange più violente della tifoseria ultrà dell’Hellas Verona.

Per tutti l’accusa è lesioni pluriaggravate con l’aggravante dei futili motivi e della discriminazione razziale. Gli arrestati sono: Federico Bonomi, 20 anni, Luca Cugola, 25, Gabriele Girardi, 23, Andrea Iacona, 25, Giovanni Nale, 20, Claudio Pellegrini, 45, Andrea Sanson, 20, ed E****, 22. In passato, «ognuno degli arrestati – ha sottolineato il dirigente della Digos di Verona, Luciano Iaccarino – è stato protagonista di altri episodi analoghi». «Si tratta – ha aggiunto Iaccarino – di persone che fanno riferimento agli ambienti del tifo estremo dell’Hellas Verona e della destra radicale. Ognuno di loro è stato colpito in passato dal provvedimento Daspo o lo ha ancora in corso».

Nella notte di domenica 4 gennaio  i giovani erano andati al Caffè Posta e, notata la presenza dell’altra compagnia di amici che stava festeggiando il compleanno di una ragazza, con atteggiamenti prepotenti e provocatori avevano preso a lanciare slogan neo-nazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne. Dall’altra comitiva erano arrivate reazioni di disapprovazione e, appena fuori dal locale, gli ultras si erano scagliati furiosamente contro di loro picchiandoli con pugni, calci e oggetti contundenti, tanto da costringerli a ricorrere con urgenza a cure ospedaliere.

Cinque dei giovani arrestati – Luca Cugola, Gabriele Girardi, Andrea Iacona, Claudio Pellegrini, Andrea Sanson – erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.