Verona – Arrestati estremisti di destra responsabili di aggressioni in città

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Fonte: Corriere di Verona – 06/02/2009

L’amico di Perini e Veneri, il rampollo che studia a Miano e il giovane figlio del primario 

Girardi, candidato di Forza Nuova, conosceva il branco del pestaggio Tommasoli 

VERONA—Girardi
Gabriele. Ventitrè anni. Si potrebbe partire da lui, per raccontare il
"branco". Perché lui è quello che più calza all’immaginario collettivo.
A quello che vuole dare un posto e un ordine a ogni cosa e a ogni
persona, per dire che no, che quelli del branco non sono i ragazzi di Verona. Girardi Gabriele è il
"simbolo", preso a immagine e somoglianza di tutto quello che dovrebbe
lavare le coscenze. E’ lui l’unico tra gli otto arrestati che fa parte
di Forza Nuova. Numero 11, tra i candidati alle ultime elezioni
amministrative per la sesta circoscrizione. "Il solito riempitivo", lo
liquida Yari Chiavenato, segretario provinciale del partito di Roberto Fiore.
"Se questi sono implicati in qualche vicenda non so cosa farci". Mica
parole nuove. Rimandano a nove mesi fa. Erano le stesse parole usate
per altri due "candidati" di Forza Nuova. Federico Perini e Nicolò
Veneri. Lunedì il "Peri"  e il "Tarabuio" saranno in tribunale, per
rispondere delle accuse sull’omicidio di Nicola Tommasoli.
La conosce bene, la vicenda di quella notte, Gabriele Girardi. Perché
c’era anche lui, quella sera del 30 aprile, prima dell’aggressione
mortale di corticella Leoni, al bar Malta con i cinque che adesso sono in
galera. E’ amico di Veneri e Perini, Girardi. Stesso partito, stesse
idee. Giurava che lui certe cose non le avrebbe fatte. Da ieri mattina è nello stesso
carcere. Con un’unica differenza: che il posacenere che ha colpito alla faccia Francesca le ha risparmiato la tempia per pochi centimetri. A differenza di quello che è successo a Nicola.
Non manca nessun luogo comune, nel branco. E nessuno, per via di
violenza, si può chiamare fuori. Non Federico Bonomi, "daspato", come
si chiama chi ha l’ordine di allontanamento dagli impianti sportivi.
"Medaglia" che condivide con altri del branco. Perché ci sono degli imperativi, in quel magma
che si assembla tra le vie del centro, che pensa che quella sia cosa loro, che ha i credo che valgono poco più di uno slogan. L’Hellas. Ci
bazzicano, nella curva. Ma a casa hanno i filmati degli hooligans.
Perché non è la squadra, il "credo". Ma l’appartenenza. Che per il
"branco" di piazza Viviani ha una solo componente. La cattiveria. Tra
di loro c’è chi la sua denuncia se l’è collezionata per "stalking". Ha
provato a convincere la morosa che non doveva mollarlo con le minacce.
Per arrivare a minare lo straniero che aveva preso il suo posto.
C’è il militare tutto d’un pezzo, che i suoi superiori non avrebbero
mai detto che facesse cose del genere. Andrea Iacona. Che in Afghanitan
ci andava in missione di pace e qui a menar le mani. C’è anche la
"Verona bene", nel branco, per non farsi mancare proprio nulla.
Il figlio del primario, Luca Cugola. Suo padre Landino, già direttore
dell’unità della mano, a ricostruire arti distrutti. Lui a usare quelle
mani per altro. C’è la famiglia di imprenditori, gli Stizzoli che si sono fatti un nome nell’alta moda, partendo da Ronco all’Adige. Cinque figli e quell’Enrico, 22
anni, che studia a Milano. Non uno stinco di santo, Enrico. Poi c’è
l’"anziano" del gruppo, Claudio Pellegrini, 45 anni. Nonostante l’età
tutto tranne che un carismatico, il "Pele". Attaccabrighe a dir poco.
Stesso discorso per tutti gli altri. Perché il branco, dietro ai "Sieg
Heil" – che sarebbe carino chiedere a ciascuno cosa vuol dire per
scoprire che neanche lo sanno, come è emerso nei vari interrogatori –
altro non era.
Magmatico anche nella composizione. Dipendeva da come ci si trovava. Da
chi si trovava. "Reiterazione del reato" è una formula che non fa altro
che ricalcare le fedine penali di ciascuno. In alcuni del branco hanno
ammesso. Hanno detto di essere stati lì. Di aver tirato le cinghiate, i
pugni. Ma nessuno ha detto di aver usato quel posacenere. Lo hanno preso al caffè Posta. Su quello
non c’è dubbio.I frammenti di vetro corrispondono a quelli utilizzati
all’interno del bar. "Non me ne manca nessuno", aveva detto il titolare
il giorno dopo. Forse aveva sbagliato il conteggio…


Fonte: L’Arena – 06/02/2009

LE RADICI DELLA VIOLENZA. Il primo a lanciare l’allarme fu il sostituto procuratore Condorelli
All’inizio fu il controllo del proprio territorio
Lo Stadio e alcune zone del centro dalla metà degli anni Novanta sono considerati «terra dell’estrema destra»

È un lungo filo nero di violenze quello che culmina in questi giorni con l’arresto degli otto aggressori di una ragazza un mese fa in piazza Viviani e con l’inizio del processo ad altri cinque giovani per l’omicidio di Nicola Tommasoli. E non sono solo quelle – pur numerose – degli ultimi due anni, ascrivibili al gruppo di giovinastri individuati nel corso delle indagini dalla Digos, al cui interno sguazzavano anche i 13 ora detenuti per i due episodi più gravi, ma molte altre germinate in un ambiente che si nutre sostanzialmente di cori da stadio e slogan fascisti e nazisti. Sarà anche vero, come hanno immediatamente proclamato certi difensori d’ufficio dell’onorabilità della città e  dell’Hellas, che non tutti i veronesi e non tutti i tifosi sono così, ma deve quantomeno far riflettere che tutti, proprio tutti, gli arrestati e gli altri loro compari indagati ancora dall’estate 2007 frequentano – quando non ne sono impediti da provvedimenti restrittivi per botte date e ricevute allo stadio – gli spalti del Bentegodi per tifare Hellas e gravitano intorno ai circoli culturali e alle formazioni politiche della destra più estrema. E si possono far risalire al 1995 i primi episodi di  violenza la cui matrice è insieme ideologica e di tifo esasperato. Le reiterate aggressioni a uno sharp, una testa rasata antirazzista, prima in via Sottoriva e poi davanti allo stadio con l’imposizione di non entrare ad assistere alle partite, portarono all’arresto di quattro giovani skinheads veronesi, Fabrizio Bazzerla, Alessandro Castorina, Francesco Gugliemo Mancini e Alessandro Miglioranzi (oggi capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale). Il loro processo finì nel giugno 2002 con la conferma della condanna, con l’aggravante della legge Mancino, da parte della Cassazione. In quella occasione il Pm Antonino Condorelli lanciò l’allarme sull’idea distorta di «controllo del territorio» che li animava. Fu purtroppo buon profeta.G.B. Dopo una miriade di aggressioni per il controllo del territorio alla fine ci scappò anche il morto. Fabrizio Bazzerla, Francesco Guglielmo Mancini, Alessandro Castorina e Alessandro Miglioranzi del Veneto Fronte Skinheads finiscono sotto processo. Saranno condannati in via definitiva nel 2002. Massimiliano Stancanelli, consigliere di Circoscrizione di An e ultrà già implicato in incidenti allo stadio e altri quattro giovani di destra tifosi dell’Hellas vanno sotto processo dopo una rissa in via Nizza. Saranno assolti, nonostante l’opposizione del Pm Antonino Condorelli. Giovani militanti di Forza Nuova assaltano il banchetto di Rifondazione e del Circolo Pink in campagna elettorale. Tre condanne nel 2005. 24 esponenti di Forza Nuova vengono da tutto il Veneto per tappare la bocca ad Adel Smith, polemista islamico. Condannati nel 2008. Zuffa da saloon in un bar solitamente frequentato da giovani delle sinistra. Sedie e tavoli distrutti. La Digos denuncia quattro estremisti di destra per incendio e rissa. Un gruppo di ultras dell’Hellas, reduce dalla festa allo stadio, ferisce due ragazzi. Arrestati cinque militanti di estrema destra. Patteggeranno nel 2007. Il figlio del consigliere comunale Pdci Perini viene assalito e ferito da estremisti di destra. Per «vendetta» a dicembre sarà ferito un militante Fiamma. «Andate via perché questa è casa nostra, questa è la mia zona… Voi siete italiani, io sono di Verona». E giù botte. 4 processati e condannati.

Saluti e frasi naziste con riferimenti espliciti all’odio razziale

«Badrone non mi mettere in pentola, le badade non sono buone con me». E poi giù con gli «uhh, uhh» accompagnati dal mimare dei movimenti di una scimmia. Ma non solo. Anche saluti e motti nazisti e riferimenti espliciti all’odio e alla discriminazione razziale.
Ma non solo. Più testimoni, stando a quanto riportato nell’ordinanza del gip Sandro Sperandio, vi sono state espressioni dispregiative della donna del tipo «con noi non esistono più vergini e verginelle» e altre frasi dai toni decisamente volgari.
Per tale motivo l’aggressione che ne è scaturita, secondo il gip, è una logica conseguenza di queste manifestazioni esteriori di discriminazione e odio razziale e delle provocazioni nei confronti dei gruppi considerati dissenzienti. In sostanza, si tratterebbe di una vera e propria punizione nei confronti di chi aveva osato manifestare la propria avversione all’ideologia proposta dal gruppo. La violenza era quindi anche un modo, come sottolineato dal giudice per le indagini preliminari, per riaffermare la propria supremazia, il diritto a gridare slogan nazisti ed espressioni apertamente razziste. L’aggressione diventava dunque un modo per chiudere la bocca a chi la pensava diversamente: una sorta di avvertimento che doveva esser chiaro a chiunque esprimeva opinioni diverse.
Tutti atteggiamenti, secondo Sperandio, che non possono essere giustificati come espressioni di goliardia o di esternazioni di ubriachi ma solo manifestazioni di razzismo.
Per tale motivo, il gip ha contestato agli otto arrestati anche la violazione della legge Mancino che condanna gesti, slogan e azioni legati all’ideologia nazifascista.

I PARTICOLARI DELL’INDAGINE. Dall’ordinanza firmata dal gip Sandro Sperandio emerge anche che qualcuno si presentò volontariamente in questura per deporre
Quei volti noti identificati anche grazie a Facebook

Uno era stato un suo compagno di scuola. Nella lista degli amici ha riconosciuto chi aveva preso a calci un giovane steso a terra

Il giorno dopo l’aggressione è entrato sul sito di Facebook per vedere se trovava qualcuno del gruppo. Un particolare che emerge dall’ordinanza del gip Sandro Sperandio nella quale si riporta quel che fece un amico dei giovani aggrediti e il suo contributo fu particolarmente prezioso.
In piazza Viviani aveva riconosciuto tre persone: uno perchè era stato suo compagno di scuola, un altro perchè era un cliente fisso della pizzeria in cui lavorava, un terzo perchè lo aveva visto accanto alla Volante, sapeva che era tifoso dell’Hellas e che era soprannominato «Gomma». Cercando il nome di un altro giovane (che la notte dell’aggressione non c’era ma sapeva essere un tifoso della curva sud) ha visto la lista dei suoi amici. Guardando il profilo di Andrea «Gomma» Iacona lo ha riconosciuto. Nell’elenco di quest’ultimo c’era anche un altro del gruppo, quello che da molti è stato visto prendere a calci uno che era a terra (ma per lui, incensurato, non è stata chiesta la misura).
Non solo. Un altro indagato, Federico Bonomi, era nella foto di gruppo scattata quella sera stessa davanti ad un altro bar del centro dove si erano ritrovati e dove avevano trascorso buona parte della serata. Quella foto acquisita dalla Digos, si legge nell’ordinanza, «inserita su Facebook da Iacona e poi rimossa, scattata per l’appunto nella serata del 3 gennaio che ritrae un gruppo di giovani intenti a festeggiare».
Particolari che emergono dalle oltre cinquanta pagine del provvedimento che per otto giovani si è tradotto con l’arresto e che riassume i tratti di una vicenda ricostruita non solo attraverso le deposizioni dei componenti del gruppo aggredito ma anche da ciò che gli indagati (in tutto sono venti) dissero alla polizia quando furono sentiti in merito all’episodio. Qualcuno si presentò spontaneamente a fornire un quadro diverso, qualcuno fu tirato in ballo da un altro. Tutti tasselli che hanno però indotto la procura a non avere dubbi: «che gli atteggiamenti aggressivi, provocatori, nonchè violenti fossero da addebitare esclusivamente a quelli che facevano parte del secondo gruppo», scrive il gip.
Un’ordinanza in buona parte «occupata» dai profili delle otto persone colpite dalla misura ma nella quale il giudice Sperandio ricostruisce logiche di comportamento e valutazioni degli atteggiamenti che definisce «tipici del branco». La richiesta del pm prendeva in considerazione anche un altro indagato, noto alla Digos per gli episodi dei pestaggi in centro, ma nonostante le dichiarazioni delle parti offese siano «credibili e affidabili» e costituiscano «corposi sospetti» per il gip non è stata raggiunta «la soglia di colpevolezza necessaria per poter adottare misure per l’imputazione a suo carico».
«La sera del 3 gennaio Verona doveva subire per l’ennesima volta l’umiliazione di scoprire che alcuni "suoi giovani"si erano resi protagonisti di episodi delinquenziali connotati da stupida, gratuita, animalesca violenza che solo il fato non ha reso irreversibilmente tragici», scrive il magistrato. Non usa mezzi termini, parla di «logica del branco», per come il gruppo si muove e perchè «agisce con la brutalità delle modalità di un branco». In quelle cinquanta pagine riprende e analizza le denunce delle parti offese e sottolinea come la Procura abbia chiesto la misura solo per coloro che avevano precedenti penali.
Condivide l’impostazione del pm circa la gravità del comportamento per il fatto che «tale "impresa" lungi dal costituire per molti un’occasionale circostanza che li ha visti coinvolti in una banale rissa da osteria è risultata essere», sottolinea, «una finalità specificatamente ricercata e provocata secondo un abituale e già più volte sperimentato rituale che ha spinto più volte, in passato, gli stessi soggetti a cercare, provocare e attuare aggressioni dello stesso genere».
Si parla di «ostilità per chi è diverso da sè», di «volontà di marcare il proprio spazio in cui altri non avrebbero "diritto di accesso"» di «affermazione del gruppo».
Tutto ciò per il gip Sperandio è la «dimostrazione del clima di intolleranza diffuso in cui queste forme di violenza prendono forza e della mancanza di un preciso senso di responsabilità, frutto anche di mancanza dei veri valori ed ideali». Un dato su tutti: «Quel che preoccupa in questo clima generale non è tanto la appartenenza a detestabili forme estremistiche, di qualunque segno esse siano, ma il sempre crescente numero di giovani che hanno come mezzo di esprimersi la violenza».
 


Fonte: La Repubblica – 05/02/2009

Il 4 gennaio scorso l’aggressione a un gruppo antagonista in un bar
Una donna di 30 anni fu ferita gravemente al volto con un posacenere


Verona, pestaggio nel centro storico arrestati otto ultrà e estremisti di destra

VERONA – Otto giovani vicini alle frange ultrà dell’Hellas Verona e all’estrema destra sono stati arrestati in arresto dalla Digos per un pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso in cui rimase ferita gravemente una giovane donna.

Nel corso dell’operazione, scattata stamani, sono state eseguite anche una ventina di perquisizioni a carico di altre persone indagate.

La notte di domenica 4 gennaio in un bar del centro storico, gli arrestati, accortisi della presenza di un gruppo antagonista che stava festeggiando il compleanno di una giovane, avevano aggredito i ragazzi verbalmente con atteggiamenti prepotenti e provocatori. Avevano scandito numerosi slogan neonazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne utilizzati per arrivare in breve alla rissa, poi culminata in una violenta aggressione della donna di 30 anni, colpita selvaggiamente con un portacenere in volto. I colpi avevano provocato fratture multiple alle ossa facciali con interessamento del bulbo oculare.

Alcuni dei giovani arrestati erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.


Fonte: L’Arena – 05/02/2009

Aggressione in piazza Viviani
Arrestati 8 ultrà dell’Hellas

Cinque degli otto arrestati erano in un elenco di 17 giovani indagati per associazione a delinquere e violazione della legge Mancino già dal 2007. In questo elenco figuravano pure Raffaele Dalle Donne e Nicolò Veneri, in carcere per l’omicidio Tommasoli. Gli otto sono accusati di aver aggredito e ferito dei coetanei al Bar Posta lo scorso 4 gennaio.

Verona. La polizia di Verona ha arrestato otto giovani, ritenuti responsabili dell’aggressione a una comitiva di coetanei avvenuta il 4 gennaio in piazza Viviani dove una ragazza fu violentemente colpita al volto con un posacenere. Da quanto accertato, i ragazzi arrestati e gli altri indagati in stato di libertà militano nelle frange più violente della tifoseria ultrà dell’Hellas Verona.

Per tutti l’accusa è lesioni pluriaggravate con l’aggravante dei futili motivi e della discriminazione razziale. Gli arrestati sono: Federico Bonomi, 20 anni, Luca Cugola, 25, Gabriele Girardi, 23, Andrea Iacona, 25, Giovanni Nale, 20, Claudio Pellegrini, 45, Andrea Sanson, 20, ed Enrico Stizzoli, 22. In passato, «ognuno degli arrestati – ha sottolineato il dirigente della Digos di Verona, Luciano Iaccarino – è stato protagonista di altri episodi analoghi». «Si tratta – ha aggiunto Iaccarino – di persone che fanno riferimento agli ambienti del tifo estremo dell’Hellas Verona e della destra radicale. Ognuno di loro è stato colpito in passato dal provvedimento Daspo o lo ha ancora in corso».

Nella notte di domenica 4 gennaio  i giovani erano andati al Caffè Posta e, notata la presenza dell’altra compagnia di amici che stava festeggiando il compleanno di una ragazza, con atteggiamenti prepotenti e provocatori avevano preso a lanciare slogan neo-nazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne. Dall’altra comitiva erano arrivate reazioni di disapprovazione e, appena fuori dal locale, gli ultras si erano scagliati furiosamente contro di loro picchiandoli con pugni, calci e oggetti contundenti, tanto da costringerli a ricorrere con urgenza a cure ospedaliere.

Cinque dei giovani arrestati – Luca Cugola, Gabriele Girardi, Andrea Iacona, Claudio Pellegrini, Andrea Sanson – erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.

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