Verona. Presidio per Nicola

Centinaia di persone hanno partecipato al presidio per Nicola lanciato lunedì 5 maggio sul luogo dell’aggressione.
Abbiamo registrato alcuni interventi.
Khaled, Mousthafa, Roberto e Sandro del Coordinamento migranti Verona [ audio ] [ audio ] [ audio ] [ audio ] | Andrea, Metropolis Café [ audio ] | Luca Casarini [ audio
– [ foto ]

Verona – 25 aprile giornata dell’indignazione

A Verona, un sindaco razzista ha marciato qualche mese fa alla testa di un corteo di naziskin. E’ uno dei campioni del controllo sociale e dell’ossessione securitaria. Ha emanato regole per impedire l’accesso dei migranti alle case popolari, ha fatto installare nei parchi panchine sulle quali è impossibile sdraiarsi, ha fatto eseguire con la forza sgomberi e sfratti di famiglie di cittadini stranieri, usa la polizia municipale per perseguitare e per minacciare i migranti nelle loro attività economiche presentandosi di persona nei call centers e nelle macellerie islamiche.

La nostra città, i nostri territori, non sono questi. Questa è la politica della rappresentanza. Il teatro dell’assurdo al quale si incatena chi pensa di organizzare e gestire un facile consenso.

Noi stiamo con i migranti. Noi siamo per la gioia e non per l’odio. Noi siamo il comune dell’insorgenza e la città che viene.

Libertà di movimento, libertà senza confini

Corteo dalla stazione P.ta Nuova concentramento ore 15

Adesioni a questi appelli a verona25aprile@globalproject.info
Appello per adesioni individuali di personalità della politica e della cultura
Appello per la manifestazione lanciata a Verona il 25 aprile

Interviste
Verona – ONU e UE dichiarano illegittime le delibere di Tosi sugli alloggi. Intervista all’Avv. Roberto Malesani, Coordinamento migranti Verona
Lavoro nero e Politiche securitarie. Intervista al Prof. Sandro Chignola

Scarica e diffondi il manifesto in: italiano, inglese, francese 

La protesta contro i licenziamenti TNT-Fast Coop si allarga anche a Verona

La lotta dei lavoratori della GESCONET si allarga anche a Verona dopo i blocchi e le proteste di Padova e Vicenza.

Una cinquantina di lavoratori del sindacato ADL RDB/CUB con il supporto degli attivisti del Collettivo Metropolis e del Coord. Migranti ieri sera hanno bloccato l’ingresso della TNT Global Express impedendo ai camion di caricare per tempo le merci destinate al mercato nazionale e mondiale.

Una lotta tenace e giusta per ribadire che i diritti e la dignità dei lavoratori non si possono trattare come merci da multinazionale. I diritti dei lavoratori non si possono spostare, imballare o scartare! Questo è stato urlato anche ai dirigenti della filiale TNT Global Express di Verona che con la complicità della cooperativa Fast-Coop appartenente al Consorzio Gesconet ha licenziato a Padova cento lavoratori.
Un’altra storia crudele giocata sulla pelle dei migranti e dei lavoratori che va a colpire la vera emergenza nazionale e regionale: la sicurezza dei diritti violata nella dignità del lavoro e nella garanzia di un reddito. Una realtà fatta di sofferenza quotidiana che accresce la rabbia di chi si vede senza lavoro perché ha il coraggio di rivendicare e conquistare i diritti sindacali.
 Ma non finisce qui perché i fuochi accesi in questi giorni potrebbero divampare ovunque.

ADL RdB-Cub Verona – Coordinamento Migranti – Collettivo Metropolis

Per maggiori dettagli vai su Global

Verona – Messe in sicurezza le panchine “antirelax”

Sabato pomeriggio 22 dicembre a Verona sono stati segati i braccioli che impediscono di sdraiarsi sulle panchine pubbliche.

Questo modello di panchina chiamato ipocritamente
"antirelax" è stato installato dalla giunta Tosi in via sperimentale in
P.zza Indipendenza, nei giardini delle Poste. Il fine è chiaramente
quello di impedire di sdraiarsi e di colpire così non solo i turisti
affaticati dalle visite per la città, ma soprattutto i senza fissa
dimora che usano queste panchine come giaciglio.

Il Collettivo Metropolis, la Chimica, il Coord.
Migranti di Verona esprimono solidarietà agli "operai solidali" che
hanno messo in sicurezza le panchine riconsegnandole alla città ed alla
loro originaria funzione di accoglienza.

 

messa in sicurezza

Di seguito il testo del volantino che rivendica l’iniziativa.

 


(Ci hanno insistentemente spiegato che Verona non è una città sicura)

Siamo d’accordo, Verona è una città insicura

E’ insicura per i meridionali che entrano nei bar, non
mangiano kebab per strada, ma sulle strade di Verona lasciano il
proprio sangue aggrediti dai fascisti. E’ insicura per chi a Verona
lavora, paga le tasse, ma non trova casa perché le immobiliari non
affittano agli stranieri. E’ insicura per i precari, gli studenti, i
migranti ai quali non viene riconosciuto alcun diritto, che non siano
in grado di conquistarsi da sé. E’ insicura per gli imprenditori che
gestiscono i call centers, per i negozianti stranieri, per gli
ambulanti, costretti a decine di controlli al giorno che non toccano
gli evasori fiscali, i negozianti del centro che dichiarano al fisco
meno delle loro commesse ma che votano in modo bulgaro per i nazi della
lista Tosi, gli imprenditori che ammazzano i propri operai, chi lucra
sugli affitti in nero degli studenti e dei migranti.

Abbiamo voluto intervenire con una messa in sicurezza.

Dal basso, pubblica, condivisa.

Noi apriamo spazi di libertà , dove altri sfogano la
propria paranoia di finta sicurezza. Noi restituiamo ad un uso pacifico
e comune quello che altri vogliono restringere, chiudere, selezionare,
rendere disagevole.

Noi siamo per il comfort e la dolcezza del vivere.

Lavoriamo per il comune diritto alla felicità.

Noi apparteniamo a un’altra città.

(Operai solidali del comune a venire)

Vicenza – No a una città di guerra! Ex caserma restituita alla città

Questa sera intorno alle ore 21.00, un gruppo di studenti ha occupato l’ex caserma nei pressi dello stadio di Vicenza abbandonata da 10 anni. Per la tre giorni Europea No Dal Molin, un centinaio di giovani hanno liberato questo spazio dalla guerra per restituirlo alla città e riconvertirlo ad uso civile. Una caserma No war, la definiscono gli occupanti, che servirà anche ad accogliere i manifestanti che arriveranno in città a partire da (…)

15 dicembre: tutt@ a Vicenza – No War Express

15 dic 07 -> Da Verona per Vicenza
appuntamento da stazione P.ta Nuova ore 12.15 

15 dicembre 2007 - vicenza

Sabato 15 dicembre riparte il treno ribelle : "No war express"! da Milano e dalla Lombardia, dall’Italia e da tutta Europa torneremo in tanti a Vicenza per ribadire sempre con più forza il nostro NO ALLA GUERRA, alle politiche di devastazione che produce nei territori e per la difesa dei beni comuni!

Ribellarsi è giusto!

Stop this fuckin’ war!

13 . 14 . 15 dicembre a Vicenza 3 giornate di mobilitazione europea . Stop this fuckin’ war!

Speciale di globalproject_vicenza > Vicenza, sabato 15 dicembre manifestazione europea
ore 14 Piazzale della Stazione Fs
Speciale 14 / 15 / 16 dicembre > tre Giorni di mobilitazione europea No Dal Molin
Durante l’assemblea del Patto di Mutuo Soccorso all’interno del No Dal Molin Festival è stata lanciata per metà dicembre una tre giorni di mobilitazione europea a Vicenza.[…]

Tornare a Genova

tornare a ge

Al ritmo di due udienze la settimana è giunta alla conclusione la requisitoria dei Pubblici Ministeri Canepa e Canciani nel dibattimento che vede imputati 25 tra le centinaia di migliaia di manifestanti che si opposero alla illegittimità del G8 2001 a Genova.

Le richieste di condanna per i reati di devastazione e saccheggio, che comportano una pena base di otto anni, sono andate oltre ogni più nefasta previsione: un cumulo di 225 anni di reclusione, da un minimo di 6 a un massimo di 16.
A novembre toccherà alle arringhe difensive e quindi la sentenza, verosimilmente entro la fine dell’anno. Ma la gravità inaudita delle pretese dell’accusa richiede una risposta immediata.

Tornare a Genova si rende necessario. Se il processo per l’omicidio di Carlo Giuliani si è concluso con un’archiviazione e se i vari procedimenti relativi alle violenze poliziesche marciano serenamente verso la prescrizione è invece in questo tribunale che si gioca la verità storica su quelle giornate e su una stagione di conflitto sociale che lì ha le proprie radici e che è ancora lontana dall’esaurirsi. Dopo mesi di sonnolenta disamina del materiale accusatorio e di apparente equidistanza è infatti solo nelle ultime settimane che l’accusa ha svelato il proprio disegno di falsificazione, introducendo il tema della premeditazione: quella manciata di manifestanti, e nello specifico lo spezzone della disobbedienza, sono venuti a Genova a cercare lo scontro. Semplice.
Noi – quelli che c’erano e quelli che non c’erano – sappiamo che non è così.
Sappiamo che l’annunciata violazione della zona rossa si faceva forte solo di strumenti difensivi. Sappiamo che è stato necessario utilizzarli tutti e inventarsene altri sul campo per difendersi dalla violenza omicida di quattro corpi di polizia impegnati in pratiche di guerra interna: è in ragione di questa determinazione a proteggere se stessi e gli altri che un solo cadavere è stato lasciato sull’asfalto. In questa pratica si è formalizzato un diritto di resistenza che abbiamo riconosciuto come paradigma in altre lotte dell’occidente. In questa pratica si è sedimentato e continua a sedimentarsi consenso.

È contro questo consenso che si sta esercitando oggi l’azione penale. A Genova come a Cosenza, a Roma, Bologna e in tutti gli altri luoghi dove conflitto significa dinamica attiva di messa in gioco dei propri corpi. Ciò che è accaduto all’incrocio tra Via Tolemaide e Corso Torino lo sappiamo, lo abbiamo vissuto e ce lo hanno mostrato, da subito, immagini di ogni provenienza. Abbiamo sentito le registrazioni radio delle direttive dell’ordine pubblico e continuiamo da anni a chiedere che venga fatta luce sulla composizione della catena di comando per sapere a quale anello obbediva il battaglione dei carabinieri Tuscania mentre aggrediva a freddo il nostro spezzone, visto che è certificato che non obbediva alla centrale operativa.
Continueremo a farlo anche se non sarà questo processo a dircelo. Ciò non di meno questo processo ci riguarda tutti. Perché la riscrittura dei fatti e delle ragioni proposta dall’accusa non è accettabile e non si rivolge solo agli imputati. Perché l’incredibile pretesa di più di due secoli di carcerazione poggia su reati che, dopo Genova, sono stati sistematicamente contestati in numerosissime occasioni di conflitto, con particolare riferimento alle azioni contro i CPT. È un messaggio lanciato a tutte le aggregazioni in lotta, da chi ferma treni in Val di Susa a chi blocca discariche in Campania, passando per aeroporti di guerra in Veneto e lager per migranti da Gradisca a Lampedusa.
Tornare a Genova, in tanti, per quella fase cruciale del dibattimento che sarà l’elaborazione della sentenza. Come strumento di tutela del destino processuale di chi ha dato concretezza a un sentire collettivo, della definizione della verità storica prima che processuale, del patrimonio di determinazione che le sue strade e le sue piazze hanno consegnato al nostro futuro.

Liberitutti.

Aderisci all’appello: Noi, quelli di Via Tolemaide

Links su GP
24.10.07 – Genova, conferenza stampa dei primi firmatari dell’appello "Noi, quelli di Via Tolemaide". Torniamo a Genova il 17 novembre!
23.10.07 – Processo ai 25I Pm chiedono 225 anni per gli imputati. Con link ad audio e trascrizione sentenza.
20.10.07 – Il 23 ottobre si conclude la requisitoria dei PM. Intervista audio all’Avvocato Aurora D’Agostino
10.10.07 – Requisitoria della procura di Genova: un attacco alla memoria collettiva. Intervista audio a Emanuele Tambuscio, avvocato del Genoa Legal Forum
Stop War on Graffiti! Dopo Dax, Carlo? Fermiamoli!
20.07.07 – Genova per noi è una partita ancora aperta | Genova per noi… | G8 Genova ’01, la storia è nostra è qui e ora

Materiali Video su Copyriot Community
Blu Notte – Genova 2001, G8. Puntata del 9 settembre 2007
OP – L’ordine pubblico a Genova 2001.

Links sui processi in corso
www.processig8.org
www.supportolegale.org

Verso il 9 novembre

Giovedì 25 Ottobre ore 21.00 – Cso Pedro, per costruire insieme la giornata di sciopero generalizzato del 9 novembre

Dopo avere assistito allo
scontato esito della consultazione-truffa indetta dai sindacati
confederali per legittimare una intesa con la quale si sono premiati
gli industriali e nulla è stato fatto contro la precarietà, è
necessario ripartire dal basso, dai bisogni di milioni di precari per
rimettere in moto percorsi di lotta a partire dai territori.

Con l’accordo sul welfare si è aumentata l’età
pensionabile e con la revisione dei coefficienti, le pensioni saranno
sempre più da fame; sulla legge 30 verrà abrogato solo il lavoro a
chiamata e rimane inalterato l’intero impianto dei contratti a termine
e della somministrazione di lavoro; con il part-time verrà data ancora
più libertà alle aziende di cambiare a piacimento il turno e verranno
utilizzati i co.co.pro, con un aumento della contribuzione, per
finanziare la riforma dello scalone; inoltre, con lo sgravio della
tassazione sugli straordinari si incentiva ancora di più l’uso di
questo strumento.

Tutto questo si coniuga nei territori con politiche di
devastazione ambientale, di esclusione sociale e di militarizzazione
della società. Sia a livello governativo nazionale, sia a livello
locale, è sempre più difficile distinguere la colorazione delle
coalizioni che governano le nostre città. Ma a fronte di tale
situazione, molte realtà sociali stanno cercando di opporsi a queste
politiche: a partire dalle migliaia di comitati, sorti un po’ ovunque,
dal nord al sud, dall’est all’ovest, si stanno delineando importanti
movimenti, non solo di resistenza contro le scelte criminali di questo
Governo – vedi solo la lotta contro il progetto TAV o contro la
costruzione dell’aeroporto Dal Molin – ma anche che rivendicano una
nuova progettualità di vita per tutti.

A partire dal variegato mondo che ha dato vita
all’assemblea di Roma del 7 ottobre e al Patto contro la Precarietà, si
tratta di declinare, a livello regionale la proposta di costruire la
giornata del 9 novembre. Giornata che vuole essere di sciopero per i
lavoratori e per gli studenti, ma che deve cercare anche di interagire
con le problematiche del vivere sociale, per costruire in Veneto
un’esperienza concreta di sciopero generalizzato che veda la
mobilitazione di tanti mondi di soggetti diversi, riunificati nella
battaglia contro la precarietà, che non è riducibile semplicemente ad
un dato lavorativo o di reddito.

Su questi presupposti, come Cso Pedro
facciamo appello a tutte le realtà del Veneto di partecipare
all’assemblea del 25 ottobre ore 21 al Cso Pedro via Ticino 5 a Padova
nella quale decideremo le modalità di costruzione della giornata del 9
novembre.

Cso Pedro