Sabato 17 gennaio 09 – Piazza delle poste. Verona libera. Io non ho paura

Sabato 17 gennaio – ore 15 – Piazza delle Poste

Non dimentichiamo Nicola.
Come lui, in quel maledetto 1 di maggio, continuiamo a camminare per le strade di questa città resa insicura da politiche securitarie e discriminatorie che nel tempo hanno contribuito a creare prima paura poi reazione violenta contro le diversità ed  i molti giovani che per fortuna animano una città altrimenti triste, omologata, chiusa, indifferente, troppo spesso razzista e violenta.

Politiche incarnate dal sindaco Tosi già condannato per razzismo, un sindaco che con parte della propria giunta il 15 dicembre di due anni fa sfilò con una triste accozzaglia nazista e fascista per le vie di Verona.
Un sindaco sceriffo incapace di dare sicurezza alla città perché molte delle persone che lo sostengono sono le stesse che giustificano e coprono coloro che la notte rendono Verona insicura e vanno in giro per la città ad aggredire ed uccidere.  

Questi personaggi speravano che dopo alcuni mesi dall’assassinio di Nicola l’oblio e la rimozione facessero dimenticare in fretta al veronese medio l’accaduto.

Ma i fatti dimostrano che non c’è tregua…
perché nella notte tra sabato 3 e domenica 4 gennaio questo è successo: un gruppo di ragazzi e ragazze sono stati brutalmente aggrediti in pieno centro città da un branco di nazisti perché hanno osato chiedere di smettere con canti schifosi e razzisti .

Noi però vogliamo continuare a camminare senza paura in questa città
ma per camminare senza paura
dobbiamo liberarla dal fascismo
dobbiamo recuperare le piazze del centro
dobbiamo invaderle in tanti con cultura, colori e suoni
dobbiamo cacciar fuori dalle teste del veronese medio quell’idea grigia e pericolosa, perché portatrice d’odio e violenza, che è il razzismo nelle sue diverse forme discriminanti.
Sabato 17 i nazi-fasci di Casa Pound organizzano un incontro pubblico per raccontare la loro "verità" sui fatti di Piazza Navona, Roma, durante la manifestazione dell’onda studentesca. Ricordate? Ricordiamo, sì: una squadraccia di fasci tentò di prendere il controllo della manifestazione a suon di cinghiate e bastonate, sonoramente respinta dagli studenti.


Noi, studenti e studentesse di questa città, invitiamo tutta la società civile veronese a essere in piazza delle poste sabato 17 gennaio, dalle ore 15:
la coloreremo e la riempiremo di suoni
per ricordare Nicola
per stare con i ragazzi che sabato notte sono stati aggrediti
per continuare a dire: io non ho paura

Studenti e studentesse dell’Onda anomala – Verona

Sull’aggressione di sabato notte, 3 gennaio 2009: [1

Vittorio Arrigoni e tutti gli attivisti internazionali in Palestina diventano obiettivi per Israele

Obiettivi da colpire.

Foto, nome, cognome messi bene in vista per facilitare il lavoro dei killer (militari) israeliani.

Questa è la vigliacca e assassina campagna che il sito http://stoptheism.com sta conducendo contro i pochi volontari dell’Internationl Solidarity Movement sotto le bombe a Gaza.

Come primo obiettivo – 1 ISM target, come viene indicato nel sito – Vittorio Arrigoni, che coraggiosamente tutti i giorni ci racconta e denuncia il massacro di palestinesi a Gaza.

Da parte nostra, invitiamo la comunità haker ad attaccare quel sito per oscurarlo definitivamente. 

Verona – Domenica 11 gennaio: in 5000 per Gaza e la Palestina

[ Galleria fotografica

In circa 5000 persone hanno percorso le strade del centro di Verona, scandendo slogan contro l’aggressione israeliana a Gaza e in solidarietà con la popolazione palestinese. Il corteo, composto in prevalenza da donne,bambini, uomini migranti, è partito dalla stazione di Porta Nuova ed è giunto poi in Piazza Bra’, proprio in quella piazza che il 25 aprile del 2008 il sindaco Tosi aveva negato al corteo dei migranti.

In Bra’, ancora slogan gridati con rabbia, e un susseguirsi di interventi che hanno raccontato una realtà che poco (o niente) si legge sui nostri media: Gaza, una striscia di terra, che dopo essere stata trasformata in prigione a cielo aperto sta diventando in questi giorni una trappola mortale per la popolazione palestinese. Parole che non hanno dimenticato di sottolineare il silenzio assordante della comunità internazionale di fronte al massacro di palestinesi.

I partecipanti hanno inoltre ricordato che il sostegno alla popolazione palestinese sarebbe finito con la manifestazione. Nei prossimi giorni riprendono infatti il presidio permanente-tenda in piazza Bra’ e le iniziative di boicottaggio delle aziende israeliane o di quelle che sostengono lo Stato d’Israele (come già fatto con il sanzionamento della Caterpillar).

Verona – Domenica 11 gennaio 2009: manifestazione per Gaza e la Palestina

Testo del volantino di lancio della Manifestazione dell’11 gennaio 2009 a Verona:

Stop al massacro di Palestinesi
MANIFESTAZIONE 11 GENNAIO 2009

Concentramento alle ore 14,00 stazione P.ta Nuova

Un inferno di orrore, di morte, di distruzione si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza che è stata trasformata in una trappola mortale dai bombardamenti israeliani che hanno già fatto centinaia di morti e migliaia di feriti,

"Martiri: 570 di cui 39% martiri donne e bambini
Feriti: 2. 560di cui 40% feriti donne e bambini"

Crediamo che non sia questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Questa e’ solo un’ulteriore sconfitta dei diritti umani. Gli ospedali sono al collasso senza medicinali e kit di primo soccorso, le ambulanze vengono colpite dalle bombe israeliane, sono stati assassinati in questi giorni 5 medici. L’esercito israeliano avanza via terra supportato dagli F16 e dalla marina militare. Sul territorio di stanno mettendo in atto veri i propri rastrellamenti, ricerca casa per casa di resistenti, famigliari di resistenti. Ma chi sono i resistenti: è tutta la popolazione di Gaza, che non ha abbandonato le case, che si fa massacrare dalle bombe pur di resistere sulla propria terra.

I Governi Europei hanno sostenuto la posizione israelo-americana che vuole Hamas movimento terroristico, ma non si sono impegnati nel dichiarare Israele stato occupante, stato della negazione dei diritti umani, stato che ammazza civili con armi chimico-batteriologice: silenzio in nome del rispetto dell’Olocausto che vede i perseguitati di ieri, persecutori oggi. Così la popolazione di Gaza viene sterminata più volte: dalle bombe di Israele, dalla politica europea di sudditanza agli USA e a Israele e dalle ignobili bugie alimentate dai mass media.

BASTA CON IL SILENZIO – BASTA CON LE BUGIE DELL’INFORMAZIONE
STOP  ALL’ATTACCO MILITARE ALLA  STRISCIA DI GAZA.
FINE DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA.
AVVIO IMMEDIATO DI UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI PACE PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA.

Comitato STOP ALLA GUERRA IN PALESTINA

Verona – Ancora in 300 in Piazza Bra’ contro l’aggressione a Gaza

Fonte: L’Arena – 10 gennaio 2009


I NODI INTERNAZIONALI. Manifestazione in piazza Bra organizzata dal consiglio islamico. Si replica oggi e domani


Distribuito un bollettino con l’invito a donare soldi Guerfi: «Serviranno per i medicinali e il cibo»


In
una delle foto una bimba di pochi mesi sembra dormire. Invece è
ritratta inerme sul suo letto di morte. Sotto l’immagine una scritta:
«È questa la giustizia?». Ce n’erano a decine di scatti come questo,
ieri, in piazza Bra, portati dagli oltre 250 manifestanti che si sono
riuniti per denunciare «il genocidio che Israele sta perpetrando in
queste settimane sul popolo palestinese, sotto l’indifferenza del mondo
intero». La comunità islamica veronese, insieme al Comitato contro la
guerra in Palestina, ha organizzato il presidio per esprimere
solidarietà al popolo palestinese, stretto d’assedio dall’esercito
israeliano.
Quella di ieri, in tutta Italia e nel mondo, infatti, è
stata la Giornata della rabbia. «Un richiamo voluto dall’Unione dei
sapienti islamici per sensibilizzare quante più persone possibile sulle
atrocità che stanno compiendo ai nostri fratelli nella striscia di
Gaza», ha spiegato Mohamed Guerfi, portavoce del consiglio islamico
veronese. «Questa è la giornata della collera degli arabi. Ma la vostra
rabbia è anche la mia e quella di molti altri italiani», è intervenuto
Roberto Malesani, dirigente del Coordinamento migranti. «Onu dove sei?
Dove sono i diritti umani?», hanno ripetuto a più riprese i
manifestanti.
Dure sono state le critiche che il gruppo ha elevato
al «silenzio istituzionale che sta accompagnando questa tragedia».
«Siamo contenti di appartenere allo stato italiano, ma è gravissimo il
fatto che sia indifferente di fronte a tutto questo e che addirittura
cerchi di giustificare ciò che Israele sta facendo a Gaza», ha
denunciato Guerfi. La comunità islamica è partita ieri pomeriggio alle
due dalla moschea di lungadige Galtarossa per arrivare in corteo fino
in Bra e riunirsi vicino ai giardini, di fronte alla Gran Guardia.
Dopo
gli interventi dei rappresentanti della comunità, del Comitato e del
Coordinamento migranti, i partecipanti si sono riuniti in preghiera
rivolgendosi alla Mecca e hanno poi proseguito il volantinaggio e il
presidio della piazza fino a sera. A concludere la giornata è stata la
fiaccolata, dalle 18 alle 19, sempre in piazza Bra, cui hanno
partecipato una cinquantina di persone, compreso qualche veronese. «La
luce vuole testimoniare la nostra solidarietà. E per dare la
possibilità a chi per motivi di lavoro non ha potuto partecipare
all’iniziativa durante il primo pomeriggio, di esprimere comunque la
propria partecipazione», ha aggiunto Guerfi. Oltre che dal punto di
vista simbolico, la comunità islamica è intenzionata a sostenere «i
nostri fratelli palestinesi» anche attivamente. Ieri pomeriggio è stato
infatti distribuito in piazza un bollettino postale e l’invito a donare
una giornata del proprio stipendio alla causa. «Soldi che si
trasformeranno in medicinali e viveri per i bimbi palestinesi», ha
spiegato Guerfi.
«Questa associazione ha sede a Genova e sappiamo
che i proventi raccolti andranno a buon fine, spesi direttamente per
chi ne ha più bisogno». La comunità islamica e i rappresentanti del
Comitato hanno organizzato un presidio in piazza Bra anche oggi dalle
15 alle 19; domani un corteo partirà alle 14 dalla stazione per
raggiungere piazza Bra.

 
 

Verona – “Ho chiesto di smetterla con i cori razzisti e loro sono impazziti”

Fonte: L’Arena – 9 gennaio 2009

LA VITTIMA. Francesca Ambrosi, 30 anni, racconta
quanto accaduto in via Alighieri sabato notte mentre festeggiava il
compleanno di un amico. La ragazza, colpita con un posacenere: «Prima i
cori nazisti, poi il pestaggio. Erano furie umane»

Verona. «Continuo a pensare che mi è andata bene perchè i miei
aggressori hanno usato le stesse dinamiche già utilizzate per
l’omicidio di Nicola Tommasoli».
La veronese Francesca Ambrosi, 30
anni, a cinque giorni dall’aggressione non si è fatta certo prendere
dalla disperazione o, peggio ancora, dal panico. Quel colpo in faccia
ricevuto da uno degli aggressori sabato notte con tanto di posacenere
non ha spento la sua voglia di capire cosa le è successo. Continua a
riflettere su quella violenza subita, lei insieme agli amici presenti
sabato sera e forte della sua laurea in filosofia e di tanti impegni e
lavori nel sociale, sempre precari, cerca una via d’uscita a quel
dolore a quella paura capitatele la notte di domenica in via Alighieri
a due passi da piazza Viviani, vicino al Caffè Posta. Non si arrende a
quel colpo, non vuole soggiacere a quelle logiche di violenza con una
semplice alzata di spalle. Ne parla, rivela la sua ansia, spiega le sue
sensazioni e non offende mai i suoi aggressori. Chiede solo giustizia.
La più rapida possibile. E ripercorre le tappe del suo calvario senza
tentennamenti. Lo vuole fare perchè non vuole che succeda mai più un
fatto del genere a Verona, la sua città.

Allora, Francesca, come è iniziato l’aggressione sabato notte?
«Ci
trovavamo nel bar di piazza Viviani. Ci eravamo recati in quel locale
per festeggiare il compleanno di una nostra amica quando sono arrivati
loro…»
Si riferisce ai tifosi dell’Hellas?
«I fan della curva? Questo lo dice lei non certo io. O almeno io quella quindicina di giovani non li ho riconosciuti come tali».
Si parla di cori da stadio?
«È vero hanno iniziato a cantare slogan ma non erano cori da stadio».
E cosa cantavano allora?
«Cori razzisti e nazisti e, addirittura, canzoni che inneggiavano alla violenza sulle donne».
E la tua compagnia?
«Siamo stati zitti in un primo momento e siamo usciti dal bar mentre la nostra amica stava pagando il conto della serata».
E fuori dal bar cos’è successo?
«Sono usciti anche loro e hanno continuato a cantare quegli slogani indecenti e intollerabili, facendo anche il saluto nazista».
Avete reagito?
«Non ho reagito. Mi sono rivolto a loro insieme a un’amica e gli ho solo detto di smetterla di cantare».
Solo questo?
«Ho notato che erano solo uomini e allora ho aggiunto che ci doveva pur essere una ragione se erano tutti maschi».
Una provocazione, insomma?
«Macchè
non volevo provocarli. Assolutamente. Ho solo fatto questa osservazione
per farli capire che erano solo una compagnia di uomini perchè avevano
certi atteggiamenti».
E loro hanno reagito?
«Sì con una frase
volgare che, però, non voglio riferire. Poi sono tornata nel mio gruppo
e un mio amico ha fatto un commento negativo ma non era nè offensivo nè
volgare».
Ma è stato sufficiente per far scoppiare il putiferio?
«Esattamente. Uno degli aggressori ha dato dello stronzo al mio amico».
E lui?
«Ha
detto solo che non aveva capito la prima lettera di quella parolaccia e
tanto è bastato perchè in una quindicina iniziassero a pestarlo come
delle furie umane».
Ha avuto paura?
«Ho reagito e ho solo detto che come al solito erano in dieci contro uno».
E uno di loro si è staccato dal gruppo…
«Sì, ha impugnato un posacenere e mi ha colpito all’occhio sinistro, facendomi cadere per terra».
Saprebbe riconoscerlo?
«Mi scusi, ma ci sono indagini in corso. Non posso risponderle».
E i suoi amici, l’hanno soccorsa?
«Non subito, ho iniziato ad urlare ma di me si sono accorti dopo alcuni attimi che non so quantificare..».
E il gruppo degli aggressori?
«Alcuni
sono scappati a piede altri, invece, hanno camminato appena hanno visto
arrivare una camionetta dei militari. E questo atteggiamento mi ha
fatto pensare».
Perchè?
«Mi sembrava un atteggiamento studiato di gente che sapeva come comportarsi in certi momenti così delicati».
E i militari hanno fatto qualcosa?
«No, non sono intervenuti solo quando è arrivata la polizia hanno iniziato a cercare gli aggressori».
Adesso come sta?
«Oggi la dottoressa mi ha detto che non perdo la funzionalità dell’occhio».
E riesce a dormire la notte?
«Devo prendere le gocce e fisicamente ne risento ovviamente, mi sento mezza faccia addormentata».
Ha pensato a Tommasoli in questi giorni?
«Fare un paragone con lui mi sembra assolutamente irrispettoso viste le conseguenze».
Ha pensato a cosa può aver spinto quei giovani ad aggredire addirittura una giovane come lei con un posacenere?
«Parto da un presupposto: questi soggetti non riconoscono l’altro come portatore di differenze che siano di qualsiasi tipo».
E la conseguenza di questa intolleranza?
«Sono portati a distruggere chiunque non sia come loro».
C’entra anche l’atteggiamento delle istituzioni cittadine?
«Alla
luce della condanna del sindaco Tosi (due mesi inflitti per la terza
volta in appello due mesi fa per propaganda razzista ndr), ritengo che
il primo cittadino deve essere esempio e portatore di valori come
quella delle differenze. Altrimenti mi chiedo: che clima si può creare
in città?».


Fonte: L’Arena – 9 gennaio 2009

Atterno agli aggressori si stringe il cerchi 

Gli aggressori sono già stati identificati. Le conferme da Digos e
procura non arrivano ma appare scontato oramai che siamo ad un passo
dalla conclusione delle indagini. Si chiuderebbe così il cerchio sul
pestaggio di sabato sera in via Alighieri davanti all’ex palazzo delle
poste contro le vittime, picchiati da un gruppo di giovani non ancora
identificati ma sicuramente di simpatie di estrema destra. La Questura
conosce le identità di chi da tempo in centro a Verona vuole dettare
legge contro chi è «diverso» a suon di calci e pugni.
Le
indagini su questi pestaggi, d’altro canto, sono iniziate nel 2007 e
sembra facile intuire che i riflettori degli inquirenti si siano
diretti verso quei giovani già finiti sotto inchiesta. Si tratta di 17
simpatizzanti di gruppi di estrema destra, già identificati due anni fa
e interessati da perquisizioni degli agenti della Digos. Ora
quell’inchiesta giace da tempo negli uffici della procura senza che si
sia mai arrivati alla sua conclusione nonostante siano trascorsi già
più di diciotto mesi. Le indagini proseguono con una certa frenesia,
utilizzando tecniche già note da tempo. I riconoscimenti fotografici,
innazittutto da parte dei testimoni. Negli uffici della Digos, ci sono
le foto di tutti quei giovani che bazzicano in ambienti di estrema
destra. E i testimoni certo non mancano.
Ieri mattina, il
dirigente della Digos, Luciano Iaccarino è rimasto per circa un’ora
nell’ufficio di Mario Giulio Schinaia. Sul summit, non è trapelata
alcuna indiscrezione ma è chiaro che il procuratore della repubblica ha
chiesto e ottenuto tutte le informazioni necessarie per chiedere
eventuali provvedimenti restrittivi o l’invio di avvisi di garanzia.
Le
difficoltà per gli inquirenti non mancano di certo. Al contrario che
nel caso di Tommasoli, ora è indispensabile risalire all’identità di
almeno una decina di soggetti. E non è certo semplice anche perchè
procura e Digos vogliono affrontare l’eventuale processo, avendo in
mano prove inconfutabili.
Anche ieri il procuratore Mario Giulio
Schinaia ha messo in evidenza la gravità dell’episodio, verificatosi
sabato notte. «Il prendersi a cazzotti, lo spaccarsi la faccia e il
naso non è un fatto giustificabile» ha esordito. La matrice politica di
estrema destra è incontestabile anche se per il procuratore «non
c’entra la destra o sinistra. Si tratta di persone che sono espressione
di una cultura violenta. Non si nascondono, lo dicono espressamente.
Etichettiamoli come vogliamo ma smettiamo di girare intorno al
problema». La questione principe da risolvere al più presto, quindi è
che «ci sono molti giovani che hanno come mezzo per esprimersi solo la
violenza».
Occorre chiedersi, infine, che «perchè», conclude
Schinaia, «tanti giovani oggi sentono la necessità di uscire di casa
per andare al bar o allo stadio con il deliberato proposito di menare
le mani. Si tratta di un fatto sul quale bisogna riflettere».

Verona – Nuova aggressione fascista in centro storico

E’ stata dimessa dall’ospedale, con una prognosi di trenta giorni, la
giovane di 27 anni che nella notte fra sabato e domenica scorsa era
stata pestata fuori da un bar del centro. Ha riportato gravi lesioni al
volto, e in particolare alla retina di un occhio. Feriti in maniera più
lieve anche altri due ragazzi.
Secondo quanto dichiara il
procuratore Mario Giulio Schinaia "non si tratta di una banale zuffa ma
di qualcosa di molto simile alla vicenda di Tommasoli".
Sabato sera un gruppo di giovani stava festeggiando un compleanno al
caffè Poste di Piazza Viviani, ma la festa viene rovinata dall’arrivo
di un decina di giovani, alcuni con giubotti neri e teste rasate, altri
con la la maglia dell’Hellas Verona, frequentatori della curva sud del
Bentegodi che iniziano ad intonare cori razzisti.
I giovani si lamentano e vengono minacciati.
Fuori dal locale l’aggressione in cui la giovane è stata colpita con un posacenere e un ragazzo è stato pestato.
A scatenare la violenza del gruppuscolo dei tifosi dell’Hellas, secondo
quanto riferiscono i testimoni, anche i capelli rasta di due ragazzi.

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rassegna stampa del 07.08/01/2009


rassegna stampa
del 09/01/2009 

Intervento di Toni Negri su verona 

Verona – Aggressione da parte di ultras di destra

Fonte: L’Arena – 8 gennaio 2009

Nuova aggressione in centro storico. "Vicenda simile al caso Tommasoli"
Intolleranza.
Tre giovani sono stati picchiati tra Via Cairoli e Piazza Viviani. Le
modalità rimandano all’episodio accaduto a Porta Leoni. La Digos indaga

Ha riportato lesioni più gravi al volto e alla retina
di un occhio. Le persone coinvolte sono complessivamente venti,
suddivise in due gruppi

La polizia indaga su un nuovo episodio di violenza accaduto in centro vicino a Piazza Viviani

Verona. «Si tratta di un caso molto simile alla vicenda
Tommasoli». Il procuratore Mario Giulio Schinaia inquadra subito il
fatto di sangue verificatosi sabato notte in piazza Viviani. Il filo
dell’intolleranza, nella nostra città continua a dispiegarsi e a
mietere nuove vittime delle violenze. Questa volta, sono in tre i
giovani aggrediti nell’incrocio tra le vie Cairoli, Dante Alighieri e
piazza Viviani, vicino al caffè Posta. È riaccaduto in centro, già
teatro di altre aggressioni simili con tanto di inchiesta avviata nel
giugno 2007 contro 17 giovani e ancora inspiegabilmente aperta. Con
modalità molto simili, è avvenuto anche l’omicidio di Nicola Tommasoli
avvenuto nella notte tra il 30 aprile e il 1. maggio.
A inquadrare
questo nuovo episodio, è il procuratore Mario Giulio Schinaia: «Si
tratta di una vicenda che è oggetto di una particolare attenzione
perchè non è una banale zuffa ma di qualcosa di molto simile alla
vicenda di Tommasoli». Un aggressione, continua il procuratore, «nata
dal pretesto di fare a pugni anche se la mentalità rimane la stessa».
Il
copione si è, quindi, ripetuto nella notte tra sabato e domenica e
sulla vicenda stanno indagando la Squadra mobile e la Digos, coordinati
dai dirigenti Giampaolo Trevisi e Luciano Iaccarino. Indagini molto
serrate con l’obiettivo di concluderle il prima possibile per
assicurare i responsabili alla giustizia.
L’ipotesi di accusa
parla di lesioni gravi. Ad avere la peggio, infatti, la trentenne
Francesca A.: ha ricevuto un colpo all’occhio e rischia di perdere la
retina. Dopo un ricovero lampo, le è stata prescritta una prognosi di
trenta giorni e da qui è partita l’accusa di lesioni gravi. Sono stati
colpiti a suon di calci e pugni altri due giovani che hanno riportato
ferite guaribili, però, in meno di venti giorni. Si parla anche di un
oggetto contundente, lanciato durante il parapiglia ma su questa
circostanza gli investigatori non hanno raggiunto alcuna certezza. Gli
investigatori stanno ascoltando i testimoni, mostrando loro le foto
segnaletiche di chi potrebbe aver commesso l’ennesimo assalto in
centro.
«Stiamo ricostruendo la dinamica del pestaggio» affermano
in questura. Aggressione? Semplice lite finita con una scazzottata? Gli
investigatori rinviano ogni considerazione ad indagine conclusa. E il
finale di questa inchiesta sembra essere molto vicino così come
l’individuazione dei responsabili.
D’altro canto, agli investigatori
il materiale non manca di certo. Era una ventina i giovani che si
trovavano durante la tarda serata di sabato al caffè Poste di Piazza
Viviani, angolo via Alighieri, gestito da Ivo Spada. Stavano
festeggiando un compleanno. Verso mezzanotte, secondo un testimone,
presente al momento dell’aggressione, sono arrivati un’altra decina di
giovani, frequentatori della curva sud del Bentegodi. Il gruppo avrebbe
intonato subito dei cori tra i più alla moda in curva sud. Uno slogan
volgare, rivela un testimone. Canzone di chiaro stampo politico con
riferimenti nazisti? «Lo stiamo appurando», è la risposta che arriva
dalla questura. Qualsiasi coro sia stato intonato, però, non è stato
digerito molto bene dai giovani, soprattutto ragazze, che si trovavano
in quel momeno nel bar. La decina di tifosi dell’Hellas sono poi usciti
in via Alighieri e lì il battibecco è continuato. Si è così passati
dalle parole ai fatti. Uno dei supporter gialloblu avrebbe sferrato un
pugno in faccia ad un giovane della compagnia nella quale c’erano anche
due amici con i capelli rasta. Il motivo del contendere sarebbe stato
anche la lunghezza dei capelli colorati di alcuni avventori dei bar.
Subito dopo, è stata colpita la ragazza con un posacenere impugnato da
uno dei supporter gialloblu.
Dopo l’aggressione, c’è stato un
fuggi fuggi generale in varie direzioni. Ci sarebbe stata poi un’altra
colluttazione vicino al bar Malta davanti alle vetrine del negozio
Sportland dove sono state trovate alcune gocce di sangue. Ad avere la
peggio un amico delle due vittime che ha riportato ferite lievi.
L’aggressione sarebbe così finita con l’arrivo delle Volanti della
polizia che hanno setacciato subito tutto il centro senza, però,
trovare i responsabili.


Fonte: L’Arena di Verona 7 gennaio 2009

Piazza Viviani. Un ragazzo e una 27enne finiti in ospedale. Lei ricorda bene i volti dei suoi aggressori
Pestati in centro da estremisti riconosciute quelle «teste rasate»
L’avvocato della ragazza aggredita:«Erano determinati a scatenare la violenza»
Li ha visti bene in faccia, i suoi aggressori, Francesca, 27 anni, che
sabato sera è finita all’ospedale di Borgo Trento per colpa di alcune
gravi lesioni al volto, e in particolare alla retina di un occhio. Una
ventina di ragazzi, con ogni probabilità di estrema destra, hanno
picchiato lei e un amico in piazza Viviani, concludendo così, in modo
drammatico, una lite che era già iniziata tra i banconi del Bar delle
Poste.
Una ventina di ragazzi, quasi tutte coppie di fidanzati,
erano seduti. Alcuni avevano i capelli lunghi, a differenze di quella
ventina di teste rasate, tutti giovani sulla ventina, entrati mezzi
ubriachi nel locale. Alcuni avevano giubbotti neri, altri la maglia
dell’Hellas Verona. Erano tifosi della curva Sud, tanto che conoscevano
a memoria i cori del Bentegodi, e poi slogan razzisti, estremisti,
cantati a squarciagola per più di venti minuti.
Partono dei
commenti da parte dei ragazzi seduti, che ricevono in cambio delle
minacce. E visto che l’aria era tesa e il bar stava per chiudere, si
alzano e decidono di uscire, trattenendosi nella piazza. Dopo pochi
minuti escono anche quegli ultras. E scatta la rissa, anzi più risse
che coinvolgono diversi gruppetti. Il motivo? Forse lo stesso che da
mesi ha trasformato il centro città in un teatro di violenze, da parte
di estremisti nei confronti dei “diversi”: per idee politiche, per
abbigliamento. Un teatro che nel maggio scorso è stato insanguinato
anche dall’omicidio Tommasoli. Di quei venti giovani attaccati, due
hanno avuto la peggio, un ragazzo pestato a terra e l’amica Francesca,
che il mattino successivo si è rivolta al suo avvocato, Lorenzo
Picotti, per sporgere denuncia. E agli agenti ha descritto i visi degli
aggressori, che aveva ben impressi nella memoria. «Li aveva visti bene
quando si trovavano dentro al bar – spiega Picotti – e poi all’uscita,
durante il pestaggio. Insomma, saprebbe riconoscerli. Tanti avevano le
teste rasate, indossavano maglie dell’Hellas. Erano preparati e
determinati a colpire.
Venti minuti di slogan razzisti e poi un
commento da parte della 26enne, che è stato l’occasione per scatenare
la violenza fisica». Sul pestaggio sta indagando la Digos scaligera. Il
rapporto sulla vicenda non è ancora stato trasmesso alla magistratura.
Gli
agenti, che preferiscono non sbilanciarsi sulla natura dell’episodio,
stanno cercando di dare un volto ai picchiatori, ma al momento non vi
sono indagati. Fondamentale sarà la descrizione fornita dalla ragazza
ferita, e il confronto con i giovani estremisti scaligeri che la Digos
conosce bene, perché già più volte coinvolti in analoghi episodi di
violenza.