sabato 31 gennaio 09: el parche live al metropolis

Via Nicola Mazza 63/A – Verona | e-mail: metropolis@inventati.org
Ecco un estratto delle dichiarazioni del prete lefebvriano don Abrahamowicz:
"Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione". Lo dice don Floriano Abrahamowicz, capo della comunità lefebvriana del Nordest, in un’intervista alla Tribuna di Treviso.
"Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l’esistenza delle camere a gas – afferma il sacerdote tradizionalista – è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell’Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell’aspetto tecnico delle camere a gas".
Secondo don Abrahamowicz, "il negazionismo è un falso problema perché si sofferma su metodi e cifre e non risponde alla sostanza del problema". "Se monsignor Williamson avesse negato alla televisione il genocidio di un milione e 200 mila armeni da parte dei turchi – sostiene ancora il sacerdote – non penso che tutti i giornali avrebbero parlato delle sue dichiarazioni nei termini in cui lo stanno facendo ora".
Questo negazionista è stato a Verona a celebrare la messa riparatrice in
occasione dell’ultima manifestazione GLBT a Verona, febbraio 2005. A
quella messa partecipò anche Tosi con una delle sue "belle" magliette con la scritta "noi Giulietta e Romeo, voi Sodoma e Gomorra. No al gay pride".
Le prove? guarda queste foto, dal sito www.circolopink.it:

Da: Globalproject
Migliaia di persone al corteo di ieri, sabato 24 gennaio 09, a Bologna.
Da tutta l’Emilia Romagna sono arrivati per chiedere il diritto al ritorno
dei profughi e la libertà dei prigionieri politici palestinesi. Per
rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato
italiano-istituzioni della Regione Emilia Romagna e Israele. Tra le
numerose realtà cittadine e della regione sono presenti il centro
sociale TPO, il Lab. Aq16 di Reggio Emilia, Città Migrante, il Lab. Paz
di Rimini e anche gli studenti delle scuole medie superiori e
l’Assemblea No Gelmini dell’Ateneo bolognese, che seguono numerosi lo
striscione di apertura “liberiamo la vita, rimaniamo umani” di questo spezzone regionale.
Giunti in piazza Malpighi le migliaia di persone presenti, dal Sound
System posto sul camion della Rete Regionale Emilia Romagna, ascoltano,
in collegamento radiofonico, Vittorio Arrigoni ed un collega
palestinese in diretta dalla striscia Gaza. Un ponte di solidarietà reale tra Gaza e Bologna.
Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del
mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale
Conchetta, fondato più di 33 anni fa, e della libreria Calusca nata nel
1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni.. la risposta della
città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati
delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.
Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa
intentata dal comune al centro nel mese di luglio 2008 per la
riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso.
Il
vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà
cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la
responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di
essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece,
concordano che 1’importanza dell’operazione è che il Comune non perda
il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se
questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto. Il risultato, al
momento, vede il centro sigillato, con tutti i materiali dentro,
compresi i libri e le riviste della libreria e dell’archivio.
Il
Centro Sociale Conchetta, la Calusca, l’Archivio Primo Moroni
rappresentano un pezzo di storia importante, e testimoniano oggi la
possibilità di eludere il principio di mercificazione. Con essi, in
buona compagnia: diversi altri centri sociali, luoghi di libero accesso
e libero scambio, i servizi essenziali, il diritto di esistenza, sempre
più minacciato dall’esistenza del diritto, e il diritto alla diversità.
La loro sopravvivenza deve essere la sopravvivenza della libertà di
agire, di farci padroni del nostro futuro, di non essere pesati per
quanto possiamo / sappiamo / vogliamo spendere. Per quanto ci riguarda
non consideriamo chiusa la partita, riconosciamo chi rifiuta
l’omogeneità del pensiero unico del mercato: ci vogliono compatibili,
compratori comperabili, ordinati e consenzienti. Resteremo ciò che
sappiamo essere, ciò che siamo: originali, comunicanti, disomogenei.
Chiediamo a tutti di farsi carico di un pezzo di questo percorso, che è percorso di tutti.
Stasera ore 18.30, nella piazza di fronte alla stazione di Porta Genova: Volantinaggio per il quartiere.
Alle 21.30 concerto sotto l’arco di piazza XXIV maggio.
Domani manifestazione per Cox18. Concentramento ore 15.00 in piazza XXIV maggio.
I compagni e le compagne di Milano presenti ieri sera all’assemblea cittadini presso la sede USI di viale Bligny.
Vedi anche:
Milano – Sgombero illegale del COX 18
[ Rassegna stampa ]
A Verona non si fanno proprio mancare niente, diciamolo. Dalle aggressioni razziste a quelle fasciste è tutto un gran divertimento. La novità consiste nella scoperta di una banda di preti e "fratelli laici" pedofili che per anni hanno impunemente stuprato, molestato, tastato, palpeggiato, sodomizzato, bambini e bambine che erano sotto la loro responsabilità in un istituto per sordomuti/e.
In effetti questa cosa a Verona mancava e perciò forse hanno provveduto. Non sia mai che in un villaggio vacanze per fascisti, razzisti e moralisti che se la prendono con le prostitute per ragioni di "decoro", manchi l’elemento sorpresa. Quello che viene portato ad animare le feste mentre gli astanti già strofinano le mani come bruno vespa pregustando l’ora del divertimento.
Un parco giochi per sette nazifasciste, perversi occulti, sporcaccioni nascosti. Eccola Verona in tutto il suo splendore di ipocrisia e perbenismo, di nasini all’insu’ delle signore impellicciate e di indifferenza per ogni aggressione o morte che avviene per mano dei suoi rampolli.
Il cerchio si chiude davvero con questa storia e finalmente abbiamo capito tutto.
L’istituto è l’Antonio Provolo di Verona. I luoghi in cui si sono compiute le violenze secondo la testimonianza – scritta e filmata – di 60 persone sarebbero lo stesso istituto, la Chiesa Santa Maria del Pianto, alla colonia estiva di Villa Cervi di San Zeno di Montagna, nella stessa residenza del vescovo (ultimo video, ultima testimonianza). Implicati 25 religiosi che dalla fine degli anni ’50 al 1984 avrebbero abusato di tanti bambini e bambine. La testimonianza riguarda 60 persone (ma potrebbero essercene molte di più) che si sono sentite incoraggiate dalle affermazioni di condanna del papa per la pedofilia dei preti e che hanno provato quindi a portare avanti una denuncia che non aveva alcuna pretesa di risarcimento. Non hanno chiesto soldi ne’ possono pretendere una sanzione legale perchè il reato è comunque caduto in prescrizione.
Il loro interesse, soprattutto per i preti e i frati laici ancora in vita, è di far conoscere la storia e di evitare che questi individui ricoprano ancora incarichi di qualunque genere.
Il punto chiave della storia è infatti che alcune delle persone accusate – sebbene vecchie – sono ancora legate all’istituto con compiti di dirigenza.
Dice l’espresso: "Oggi l’Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l’attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d’avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l’allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa."
Insomma è una storia tremenda, fatta di reticenze e di prudenze. Di scarica barile – per questioni di competenze giurisdizionali tra la curia vescovile e il dicastero dei religiosi e di accuse reciproche. Il vescovo dichiara di non saperne niente. Peccato ci siano sessanta tra uomini e donne che sono stati in quell’istituto in un periodo medio che va dai 6 ai 17 anni e che secondo i loro racconti ne hanno viste di tutti i colori:
sodomie; masturbazioni non autorizzate e richieste di rapporti orali; un prete in particolare aveva il piacere di toccare più volte il seno delle bambine sorde che andavano da lui in confessione; la confessione era ispiratrice di altre fantasie, poteva capitare che un prete tirasse fuori il pene e chiedesse alla bambina che aveva davanti di toccarglielo; c’era chi andava a trovare i bambini in stanza, chi li placcava in bagno, chi li portava negli sgabuzzini, chi li picchiava e li faceva mettere in ginocchio – e qui la componente sadomaso doveva essere davvero tanta. Proprio delle gran brave persone, insomma.
Onorevole Volontè, che dice, ora possiamo giocare a Operazione Pretofilia?
Fonte: L’Arena – 22/01/2009
Verona. Decine di bambini e ragazzi sordomuti sarebbero stati
violentati e molestati negli anni in un istituto religioso di Verona,
l’Antonio Provolo. I fatti sono stati denunciati da 67 ex allievi con
una lettera al settimanale «L’Espresso», che ha anticipato i contenuti
dell’articolo in uscita nel prossimo numero. «Preti e fratelli
religiosi hanno abusato sessualmente di noi» affermano nella lettera
d’accusa gli ex ospiti del «Provolo», per i quali le violenze sarebbero
state perpetrate per trentanni, fino al 1984. Gli episodi citati
riguardano 25 religiosi; le vittime potrebbero essere un centinaio. Gli
ex allievi si dicono pronti a elencare vittime e testimoni, ma non
possono più rivolgersi alla magistratura, perchè i reati sono ormai
prescritti. Nelle loro denunce, gli ex ospiti del Provolo parlano di
sodomizzazioni, sevizie sessuali di ogni tipo, vessazioni e bastonate.
Interpellato dall’ANSA, il procuratore della Repubblica di Verona,
Mario Giulio Schinaia, ha detto di non sapere nulla della vicenda,
manifestando la propria amarezza per il fatto che questi episodi
avrebbero dovuto essere segnalati all’unico organo competente, la
magistratura, per ottenere giustizia. Secondo gli ex allievi del
«Provolo», una decina di sacerdoti responsabili delle violenze, ormai
anziani, sarebbero ancora nell’istituto, nelle sedi di Verona e Chievo.
"Non dimentichiamo Nicola",
così gli studenti di Verona aprono il comunicato che lancia per sabato
17 gennaio a Verona la mobilitazione in occasione di un incontro
pubblico del gruppo di estrema destra di Casa Pound per raccontare la
loro "verità" sui fatti di Piazza Navona a Roma durante la manifestazione dell’onda studentesca.
Non si respira certo un bel clima nella città governata dal sindaco
leghista Flavio Tosi, noto alle cronache per dichiarazioni e
provvedimenti di stampo razzista che alimenta l’insicurezza e copre i
gruppuscoli (gli stessi che lo sostengono) che agiscono impunemente in
giro per la città. L’ultimo episodio di violenza
risale ai primi di gennaio. Fuori da un bar del centro un gruppo di
giovani, che ha osato lamentarsi per i cori razzisti di una decina di
ultras del Verona, sono stati aggrediti. Una ragazza a riportato
lesioni gravi al volto e alla retina di un occhio. "Noi però vogliamo
continuare a camminare senza paura in questa città, ma per camminare
senza paura, dobbiamo liberarla dal fascismo e riprenderci le piazze
del centro" – continuano gli studenti.
L’appuntamento è alle 15.00 in Piazza delle Poste.
Leggi il comunicato degli studenti