Vicenza non è un’associazione a delinquere

Alle donne e agli uomini che amano Vicenza
A quanti credono nella democrazia e nella partecipazione
A coloro che, negli ultimi anni, si sono battuti contro la nuova base militare statunitense
Alle associazioni, ai comitati, alle organizzazioni che si riconoscono
nei valori della pace, della giustizia, della libertà di espressione
Alle amministratrici e agli amministratori che rifiutano la trasformazione di Vicenza in città sotto tutela militare
A chiunque non sopporta l’imposizione e l’intimidazione

Appello per una manifestazione in difesa della democrazia e del diritto a opporsi all’imposizione
Sabato 14 febbraio, 14.30

Sono molti mesi che una comunità trasversale di donne e
uomini si mobilita per impedire la realizzazione della nuova base
militare statunitense. Voci plurali, ma univoche nell’amore per la
propria terra; forme e pratiche diverse, a dimostrare la ricchezza e la
diversità che si interseca nella mobilitazione vicentina.

C’è un grande messaggio di libertà e democrazia nel
racconto scritto, giorno dopo giorno, da questa comunità. Libertà nel
voler decidere le sorti della propria terra e del proprio futuro; nel
cercare un domani diverso dalla guerra e dalla cementificazione.
Democrazia nel pretendere di avere diritto di parola, nell’essere
presenti, in prima persona, sulle grandi questioni che coinvolgono il
luogo in cui si abita, ma anche il mondo in cui si vive.

Nelle ultime settimane, parallelamente all’avvio,
all’interno dell’aeroporto Dal Molin, dei lavori per realizzare la
nuova base statunitense, questa comunità è stata delegittimata nel suo
diritto a esistere e a esprimersi. Abbiamo ripetuto e condiviso
innumerevoli volte le ragioni per le quali ci siamo mobilitati; abbiamo
visto i nostri diritti calpestati da chi ci ha impedito di conoscere i
dettagli del progetto e di esprimerci attraverso una consultazione
popolare.

Ma ora ci vogliono togliere la nostra dignità. Negli
ultimi giorni il Governo ha consegnato alla città di Vicenza un
messaggio inequivocabile quanto autoritario: chiunque si oppone, seppur
pacificamente e in modo pubblico, è considerato un deviante da
denunciare e colpire. Tanto che, per le forme di opposizione pacifiche
ma determinate di questi giorni, è stato ipotizzato il reato di
associazione per delinquere.

Nella giornata di martedì 10 febbraio le forze
dell’ordine, guidate dal Questore Sarlo, hanno messo l’area limitrofa
al Dal Molin e l’intero territorio vicentino in stato da coprifuoco
militare. Ogni assembramento di più di 3 persone era considerato
manifestazione non autorizzata e i cittadini minacciati di arresto;
ogni iniziativa di opposizione pacifica al cantiere per la nuova base
Usa è stata considerata violenza. Nessun canale di dialogo è stato
concesso ai manifestanti ai quali sono stati riservate soltanto minacce
e botte e la scuola di polizia è stata trasformata in luogo di
detenzione provvisoria per accogliere i fermati. La città è stata
espropriata del proprio governo cittadino al quale si è sostituito il
diktat del Prefetto e del Questore i quali vorrebbero rendere operativo
il progetto politico del commissario Costa: estirpare alla radice il
dissenso locale.

Ritrovarsi, discutere, condividere, opporsi non è più
il sale della democrazia. La partecipazione democratica contro una
decisione statuale che gran parte dei vicentini avversano da fatto
politico viene trasformata in azione eversiva, come se opporsi
collettivamente alla nuova base militare corrispondesse a costruire un
cartello mafioso.

In questi giorni la nostra città ha subito una profonda
ferita. Ha perso il governo del suo territorio, nella militarizzazione
crescente che ha caratterizzato le aree limitrofe al Dal Molin; ha
subito l’intimidazione di chi vorrebbe costringere i cittadini a
chiudersi nelle proprie case accettando a testa bassa l’ennesima
imposizione.

Vicenza ha, tra i suoi borghi, gli anticorpi
all’autoritarismo; ci appelliamo a tutti coloro che rifiutano questa
situazione e che difendono democrazia e partecipazione per cicatrizare,
collettivamente, questa ennesima ferita. Ritroviamoci sabato 14
febbraio per una manifestazione cittadina in difesa della vocazione
democratica e civile della nostra città. Per il diritto a esprimersi e
opporsi, contro la criminalizzazione di chi vuol continuare, nonostante
tutto, ad amare la propria città.

La città del Palladio non è un’associazione a delinquere; la città del Palladio è uno spazio di democrazia.

Sabato 14 febbraio
Vicenza non è un’associazione a delinquere
Partenza ore 14.30 P.za dei Signori

Per adesioni: comunicazione@nodalmolin.it

Link
www.nodalmolin.it

No Dal Molin: tensioni e cariche ai blocchi dei lavori

I cittadini e le cittadine contro il Dal Molin si sono svegliati presto questa mattina.

Il primo tentativo di blocco, nei pressi di viale Ferrarin (dove la polizia ha vietato di manifestare, così come in viale Dal Verme) è impedito dai moltissimi poliziotto in assetto antisommossa. Momenti di tensione sfociati in una prima carica intorno alle 6. Per aggirare l’ostacolo "polizia" una parte dei manifestanti decide di spostarsi a Montecchio Precalcino, dove si trova la ditta Carta Isnardo, che ha preso un subappalto dalla CMC (una delle due cooperative "rosse" vincitrici dell’appalto dei lavori per la nuova base americana).

Immediato l’arrivo dei celerini, sempre nervosi e pronti a caricare. La polizia minaccia di arrestare tutti i presenti.

L’atteggiamento violento, che chiude qualsiasi spazio di agibilità democratica a chi sta manifestando non ferma però la determinazione del movimento No Dal Molin. I blocchi, in forme e modi diversi continuano. 

Dichiarazione di obiezione di Omri Evron, giovane israeliano, refusnik

Quello che segue è il testo della dichiarazione di obiezione di Omri Evron. Omri sarà al metropoliscafè, via Nicola Mazza 63/A Verona, domenica 15 febbraio alle ore 18.00. Con lui, sarà presente anche il dott. Deeb Elbuhaisi, giovane medico palestinese (Gaza) che lavora e studia a Verona.

Tel Aviv 12 ottobre 2006

Io, Omri Evron, rifiuto di servire
nell’esercito perché sono fedele ai miei principi morali. Mi
rifiuto di arruolarmi per protesta contro la lunga occupazione
militare del popolo palestinese, un’occupazione che acuisce e
semina terrore e odio tra i popoli. Mi oppongo a partecipare alla
crudele guerra nei territori occupati, una guerra finanziata per
proteggere le colonie israeliane e mantenere l’ideologia del
“Grande Israele”. Mi rifiuto di servire un’ideologia che non
riconosce i diritti di tutte le nazioni all’indipendenza e alla
coesistenza pacifica. Non sono in alcun modo pronto a contribuire
all’oppressione sistematica di una popolazione civile e alla
deprivazione dei loro diritti – come è portata avanti dal regime
di apartheid e dai militari israeliani nei territori occupati. Sono
offeso dalla morte per fame e dall’incarcerazione di milioni di
persone dietro a muri e posti di blocco. Mi rifiuto di arruolarmi
perché non credo che la violenza sia una soluzione e che la guerra
porti la pace.

Mi rifiuto di servire l’industria
delle armi, le mega corporations, gli avidi appaltatori, i
predicatori del razzismo ed i leader cinici il cui business è la
continuazione della sofferenza e che derubano i popoli dei loro
basilari diritti umani. Mi rifiuto per cercare di attirare
l’attenzione sul fatto che non tutti sono pronti ad essere
indottrinati e cooptati da cause nazionaliste e razziste. Con questo
atto voglio esprimere la mia solidarietà a tutti i prigionieri per
la libertà in questo mondo. Mi rifiuto di credere alle bugie che
scavano divisione ed antagonismo tra i lavoratori dalle due parti del
confine, in modo che essi non possano unire le loro mani nella lotta
per i loro diritti. Vorrei che la mia obiezione fosse un messaggio di
pace e solidarietà, che fosse un richiamo per tutti quelli che
uccidono – e vengono addestrati ad uccidere nell’interesse di
qualcun altro – a deporre le armi e unirsi alla lotta per un mondo
più giusto.

So che questo mio atto è un’infrazione
della legge israeliana, ma sono costretto ad oppormi dai miei valori
democratici, umanitari ed egualitari. La legge militare su milioni di
Palestinesi non è democratica. E’ mio compito oppormi a qualunque
legge che renda possibile privare altri dei loro diritti e della loro
libertà, o di trattarli con una violenza che nega la loro
fondamentale umanità.

Rifiuto la guerra nazionalista “per
la pace delle colonie”.

Rifiuto l’oppressione sistematica e
l’umiliazione dei civili.

Rifiuto l’occupazione e la legge
militare che impedisce ad una popolazione civile di determinare la
propria sorte.

Rifiuto l’apartheid ed il regime
razzista.

Rifiuto di considerare un popolo mio
nemico per ragioni di razza, origine etnica o religione.

Rifiuto di prendere parte al ciclo
sanguinoso che distrugge entrambi i popoli.

Rifiuto per richiedere solidarietà
internazionale per la pace ed il benessere di tutte le nazioni che
vogliono vivere in libertà e libere dallo sfruttamento,
l’oppressione e la guerra. 

Rifiuto di uccidere! Rifiuto di
opprimere! Rifiuto di occupare!

Dichiaro la mia fedeltà alla pace e
rifiuto di servire la guerra e l’occupazione

(Da: http://www.rete-eco.it)

No Dal Molin: martedì 10 febbraio blocco totale

Martedì 10 febbraio daremo vita alla prima giornata di
blocco totale dell’accesso al Dal Molin; fermare i mezzi che entrano e
escono dai cancelli di Via Ferrarin significa impedire il proseguimento
di lavori illegittimi e illegali. L’appuntamento è per le 6 del mattino
alla rotatoria tra Viale Dal Verme e Via Ferrarin dove tutti i mezzi
diretti al cantiere sono costretti a circolare.

Non si può imporre un’infrastruttura militare contro la
volontà della comunità locale; Vicenza ha già dimostrato in più
occasioni – sondaggi, manifestazioni, consultazione popolare – la
propria contrarietà alla nuova base statunitense. Di fronte
all’imposizione del progetto i cittadini hanno il diritto di difendere
il proprio territorio e il proprio futuro bloccando il cantiere.

La settimana appena conclusa ha dimostrato la
trasversalità dell’opposizione che ha unito generazioni diverse; ha
insegnato che opporsi pacificamente, ma con determinazione, è
possibile. Il commissario Costa, nella sua opera di imposizione del
progetto, credeva di trovarsi di fronte a innocui “magnagati”, incapaci
di difendere i tesori della propria terra. Negli ultimi dieci giorni
Vicenza ha portato in piazza la sua dignità: quella di una città che
non vuol essere considerata da nessuno una colonia.

Il 17 febbraio 2007 decine di migliaia di vicentini
espressero il proprio desiderio di vivere in una città senza basi
militari; insieme, cercheremo di far diventare quel sogno realtà.
Opporsi alle demolizioni per costruire la città che vogliamo: Vicenza
non si arrende.

*Appello*
Ci rivolgiamo a tutte
e tutti le/i vicentini: partecipate, fate partecipare amici e parenti,
se possibile prendete permessi dal lavoro. Dobbiamo difendere la nostra
terra da una nuova base di guerra! Inviate questa mail alla vostra
rubrica, spedite sms. Questa è casa nostra, noi la difenderemo!

Il 17 febbraio 2007 dicevamo che "se si sogna da soli è
solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia"; nei
prossimi giorni e nelle prossime settimane possiamo costruire la realtà
che vogliamo: una terra senza nuove basi militari.

Martedì 10 febbraio
dalle 6.00 alle 18.00 c/o rotatoria Via Ferrarin-V.le Dal Verme
Difendiamo Vicenza, fermiamo il cantiere

Presidio Permanente
Vicenza, 8 febbraio 2009

I soliti noti. “Note” a margine degli arresti di 8 picchiatori fascisti

Se
non fosse per un morto ammazzato e le numerose denunce verso i trenta
picchiatori balordi indagati o sotto processo, molti abitanti di
Verona, sicuramente lontani da certi personaggi che inneggiano al
razzismo e al fascismo in salsa veneta, non si sarebbero nemmeno
accorti della presenza inquietante di un’area ideologica
nazi-fascista che ha goduto negli ultimi anni di una incomprensibile
libertà di azione.

Neanche
fossimo nella città dell’amore e della lirica, connubio sempre
piaciuto per descrivere la bella Verona del centro storico bomboniera
e dei bottegai finalmente contenti perché nella Verona del “volemose
ben”, antico adagio democristiano (ma era un altro secolo), i
venditori immigrati ambulanti sono stati cacciati e non fanno più
“concorrenza”.

Neanche
fossimo nella città della retorica della sicurezza presa ad esempio,
anche da “illustri” personaggi di sinistra, quale modalità
vincente per sconfiggere degrado e insicurezza. Città simbolo della
Lega e del sindaco Tosi osannato in un passato recente perché
fautore della tolleranza zero e dei divieti discriminanti e tanto
caro ai troppi gruppuscoli nazi-fascisti e integralisti “alla testa
dei cui cortei (con celtiche e svastiche in evidenza), solo pochi
mesi addietro, il nostro sfilava fiero»
1,
per le vie della città simbolo dell’amore. Guarda caso, sindaco
tanto caro, ora attaccato contemporaneamente dagli stessi che fino
all’altro giorno lo sostenevano e spalleggiavano e cioè gli
organismi di polizia e i nazi-fascisti di Forza Nuova, Fiamma
Tricolore/VFS, Blocco studentesco/Casa Pound, Padania Cristiana
(ricordate l’amico dei leghisti negazionista di Treviso don
Floriano Abramovich?).

La
polizia che se la prende con Tosi (e Maroni) perché “Solo
l’impreparazione dei militari, che non è addebitabile a loro,
giustifica il fatto che nessuno dei circa 20 responsabili sia stato
fermato nell’immediatezza del fatto”
2
(riferimento all’ennesima aggressione nazista al bar Posta).

Mentre
Sindaco e nazi-fascisti, nel momento di divergenza più profonda,
“ritrovano l’unità” nelle intenzioni giocando allo scarica
barile: il primo, ormai entrato in campagna elettorale, cerca di
scaricare gli “scomodi” amici nazisti, i secondi cercano di
scaricare i “riempi lista” camerati ora in carcere (nonostante
qualche timida smentita).

Insomma
sembra che qualcosa si stia incrinando e lo dicono con toni da
democristiani i nazisti di Fiamma Tricolore: “Tosi sbaglia a
chiedere pene esemplari, dovrebbe invece chiedere equità ed
equilibrio che è quello che davvero manca e che avevamo chiesto con
la nostra manifestazione, la stessa cui lui prese parte»
3.

Un
gran bel intrigo per i burattinai che per anni hanno tirato le fila
di troppi giovani imbevuti dell’odio e della violenza razzista,
quasi si fosse creata una regia che in un teatrino a luci spente e a
sipario abbassato, nel buio della notte, ogni fine settimana
inscenava la stessa triste commedia finita in tragedia. Una regia che
ora farà quadrato, dopo le discordie di questi giorni, che cercherà
di riprendere le fila che uniscono razzismo padano, integralismo
cattolico e neonazismo da stadio. Una strategia inquietante che
tuttavia non potrà funzionare a lungo, nonostante Tosi ritenti la
carta del nemico da colpire: quella sinistra delle “manifestazioni
violente” che dovrà addirittura assicurarsi per poter manifestare
le proprie idee. Una sinistra che dovrebbe essere ormai stanca di
interrogarsi perché le trame cominciano ad essere note, anche se i
responsabili materiali sono altri.

Verona
Libera

Collettivo
Metropolis Verona

Vedi anche:

Terza udienze processo Tommasoli

1
Da l’intervista del segretario regionale del Siulp Silvano Filippi
(polizia di Verona) rilasciata sul giornale L’Arena di Verona in
data 08/02/09 (pagina 11)

2
Da l’intervista del segretario regionale del Siulp Silvano Filippi
(polizia di Verona) rilasciata sul giornale L’Arena di Verona in
data 07/02/09 (pagina 13)

3
Da l’intervista di Alessandro Castorina, segretario provinciale di
Fiamma Tricolore rilasciata sul giornale L’Arena di Verona in data
07/02/09 (pagina 13)

Verona – Arrestati estremisti di destra responsabili di aggressioni in città

Rassegna stampa da scaricare in pdf [ ilVerona_06/02/09 ] [ DNews Vr_06/02/09 ]


Fonte: Corriere di Verona – 06/02/2009

L’amico di Perini e Veneri, il rampollo che studia a (…) e il giovane figlio del primario

Girardi, candidato di Forza Nuova, conosceva il branco del pestaggio Tommasoli

VERONA—Girardi
Gabriele. Ventitrè anni. Si potrebbe partire da lui, per raccontare il
“branco”. Perché lui è quello che più calza all’immaginario collettivo.
A quello che vuole dare un posto e un ordine a ogni cosa e a ogni
persona, per dire che no, che quelli del branco non sono i ragazzi di Verona. Girardi Gabriele è il “simbolo”, preso a immagine e somoglianza di tutto quello che dovrebbe lavare le coscenze. E’ lui l’unico tra gli otto arrestati che fa parte di Forza Nuova. Numero 11, tra i candidati alle ultime elezioni amministrative per la sesta circoscrizione. “Il solito riempitivo”, lo liquida Yari Chiavenato, segretario provinciale del partito di Roberto Fiore.
“Se questi sono implicati in qualche vicenda non so cosa farci”. Mica parole nuove. Rimandano a nove mesi fa. Erano le stesse parole usate per altri due “candidati” di Forza Nuova. Federico Perini e Nicolò Veneri. Lunedì il “Peri”  e il “Tarabuio” saranno in tribunale, per rispondere delle accuse sull’omicidio di Nicola Tommasoli.
La conosce bene, la vicenda di quella notte, Gabriele Girardi. Perché c’era anche lui, quella sera del 30 aprile, prima dell’aggressione mortale di corticella Leoni, al bar Malta con i cinque che adesso sono in galera. E’ amico di Veneri e Perini, Girardi. Stesso partito, stesse idee. Giurava che lui certe cose non le avrebbe fatte. Da ieri mattina è nello stesso carcere. Con un’unica differenza: che il posacenere che ha colpito alla faccia Francesca le ha risparmiato la tempia per pochi centimetri. A differenza di quello che è successo a Nicola.
Non manca nessun luogo comune, nel branco. E nessuno, per via di violenza, si può chiamare fuori. Non Federico Bonomi, “daspato”, come si chiama chi ha l’ordine di allontanamento dagli impianti sportivi.
“Medaglia” che condivide con altri del branco. Perché ci sono degli imperativi, in quel magma che si assembla tra le vie del centro, che pensa che quella sia cosa loro, che ha i credo che valgono poco più di uno slogan. L’Hellas. Ci bazzicano, nella curva. Ma a casa hanno i filmati degli hooligans.
Perché non è la squadra, il “credo”. Ma l’appartenenza. Che per il
“branco” di piazza Viviani ha una solo componente. La cattiveria. Tra di loro c’è chi la sua denuncia se l’è collezionata per “stalking”. Ha provato a convincere la morosa che non doveva mollarlo con le minacce.
Per arrivare a minare lo straniero che aveva preso il suo posto.
C’è il militare tutto d’un pezzo, che i suoi superiori non avrebbero
mai detto che facesse cose del genere. Andrea Iacona. Che in Afghanitan ci andava in missione di pace e qui a menar le mani. C’è anche la “Verona bene”, nel branco, per non farsi mancare proprio nulla. Il figlio del primario, Luca Cugola. Suo padre Landino, già direttore dell’unità della mano, a ricostruire arti distrutti. Lui a usare quelle mani per altro. C’è la famiglia di imprenditori, (…). Non uno stinco di santo, E****. Poi c’è l'”anziano” del gruppo, Claudio Pellegrini, 45 anni. Nonostante l’età tutto tranne che un carismatico, il “Pele”. Attaccabrighe a dir poco.
Stesso discorso per tutti gli altri. Perché il branco, dietro ai “Sieg
Heil” – che sarebbe carino chiedere a ciascuno cosa vuol dire per
scoprire che neanche lo sanno, come è emerso nei vari interrogatori – altro non era.
Magmatico anche nella composizione. Dipendeva da come ci si trovava. Da chi si trovava. “Reiterazione del reato” è una formula che non fa altro che ricalcare le fedine penali di ciascuno. In alcuni del branco hanno ammesso. Hanno detto di essere stati lì. Di aver tirato le cinghiate, i pugni. Ma nessuno ha detto di aver usato quel posacenere. Lo hanno preso al caffè Posta. Su quello non c’è dubbio.I frammenti di vetro corrispondono a quelli utilizzati
all’interno del bar. “Non me ne manca nessuno”, aveva detto il titolare il giorno dopo. Forse aveva sbagliato il conteggio…


Fonte: L’Arena – 06/02/2009

LE RADICI DELLA VIOLENZA. Il primo a lanciare l’allarme fu il sostituto procuratore Condorelli
All’inizio fu il controllo del proprio territorio
Lo Stadio e alcune zone del centro dalla metà degli anni Novanta sono considerati «terra dell’estrema destra»

È un lungo filo nero di violenze quello che culmina in questi giorni con l’arresto degli otto aggressori di una ragazza un mese fa in piazza Viviani e con l’inizio del processo ad altri cinque giovani per l’omicidio di Nicola Tommasoli. E non sono solo quelle – pur numerose – degli ultimi due anni, ascrivibili al gruppo di giovinastri individuati nel corso delle indagini dalla Digos, al cui interno sguazzavano anche i 13 ora detenuti per i due episodi più gravi, ma molte altre germinate in un ambiente che si nutre sostanzialmente di cori da stadio e slogan fascisti e nazisti. Sarà anche vero, come hanno immediatamente proclamato certi difensori d’ufficio dell’onorabilità della città e  dell’Hellas, che non tutti i veronesi e non tutti i tifosi sono così, ma deve quantomeno far riflettere che tutti, proprio tutti, gli arrestati e gli altri loro compari indagati ancora dall’estate 2007 frequentano – quando non ne sono impediti da provvedimenti restrittivi per botte date e ricevute allo stadio – gli spalti del Bentegodi per tifare Hellas e gravitano intorno ai circoli culturali e alle formazioni politiche della destra più estrema. E si possono far risalire al 1995 i primi episodi di  violenza la cui matrice è insieme ideologica e di tifo esasperato. Le reiterate aggressioni a uno sharp, una testa rasata antirazzista, prima in via Sottoriva e poi davanti allo stadio con l’imposizione di non entrare ad assistere alle partite, portarono all’arresto di quattro giovani skinheads veronesi, Fabrizio Bazzerla, Alessandro Castorina, Francesco Gugliemo Mancini e Alessandro Miglioranzi (oggi capogruppo della Lista Tosi in Consiglio comunale). Il loro processo finì nel giugno 2002 con la conferma della condanna, con l’aggravante della legge Mancino, da parte della Cassazione. In quella occasione il Pm Antonino Condorelli lanciò l’allarme sull’idea distorta di «controllo del territorio» che li animava. Fu purtroppo buon profeta.G.B. Dopo una miriade di aggressioni per il controllo del territorio alla fine ci scappò anche il morto. Fabrizio Bazzerla, Francesco Guglielmo Mancini, Alessandro Castorina e Alessandro Miglioranzi del Veneto Fronte Skinheads finiscono sotto processo. Saranno condannati in via definitiva nel 2002. Massimiliano Stancanelli, consigliere di Circoscrizione di An e ultrà già implicato in incidenti allo stadio e altri quattro giovani di destra tifosi dell’Hellas vanno sotto processo dopo una rissa in via Nizza. Saranno assolti, nonostante l’opposizione del Pm Antonino Condorelli. Giovani militanti di Forza Nuova assaltano il banchetto di Rifondazione e del Circolo Pink in campagna elettorale. Tre condanne nel 2005. 24 esponenti di Forza Nuova vengono da tutto il Veneto per tappare la bocca ad Adel Smith, polemista islamico. Condannati nel 2008. Zuffa da saloon in un bar solitamente frequentato da giovani delle sinistra. Sedie e tavoli distrutti. La Digos denuncia quattro estremisti di destra per incendio e rissa. Un gruppo di ultras dell’Hellas, reduce dalla festa allo stadio, ferisce due ragazzi. Arrestati cinque militanti di estrema destra. Patteggeranno nel 2007. Il figlio del consigliere comunale Pdci Perini viene assalito e ferito da estremisti di destra. Per «vendetta» a dicembre sarà ferito un militante Fiamma. «Andate via perché questa è casa nostra, questa è la mia zona… Voi siete italiani, io sono di Verona». E giù botte. 4 processati e condannati.

Saluti e frasi naziste con riferimenti espliciti all’odio razziale

«Badrone non mi mettere in pentola, le badade non sono buone con me». E poi giù con gli «uhh, uhh» accompagnati dal mimare dei movimenti di una scimmia. Ma non solo. Anche saluti e motti nazisti e riferimenti espliciti all’odio e alla discriminazione razziale.
Ma non solo. Più testimoni, stando a quanto riportato nell’ordinanza del gip Sandro Sperandio, vi sono state espressioni dispregiative della donna del tipo «con noi non esistono più vergini e verginelle» e altre frasi dai toni decisamente volgari.
Per tale motivo l’aggressione che ne è scaturita, secondo il gip, è una logica conseguenza di queste manifestazioni esteriori di discriminazione e odio razziale e delle provocazioni nei confronti dei gruppi considerati dissenzienti. In sostanza, si tratterebbe di una vera e propria punizione nei confronti di chi aveva osato manifestare la propria avversione all’ideologia proposta dal gruppo. La violenza era quindi anche un modo, come sottolineato dal giudice per le indagini preliminari, per riaffermare la propria supremazia, il diritto a gridare slogan nazisti ed espressioni apertamente razziste. L’aggressione diventava dunque un modo per chiudere la bocca a chi la pensava diversamente: una sorta di avvertimento che doveva esser chiaro a chiunque esprimeva opinioni diverse.
Tutti atteggiamenti, secondo Sperandio, che non possono essere giustificati come espressioni di goliardia o di esternazioni di ubriachi ma solo manifestazioni di razzismo.
Per tale motivo, il gip ha contestato agli otto arrestati anche la violazione della legge Mancino che condanna gesti, slogan e azioni legati all’ideologia nazifascista.

I PARTICOLARI DELL’INDAGINE. Dall’ordinanza firmata dal gip Sandro Sperandio emerge anche che qualcuno si presentò volontariamente in questura per deporre
Quei volti noti identificati anche grazie a Facebook

Uno era stato un suo compagno di scuola. Nella lista degli amici ha riconosciuto chi aveva preso a calci un giovane steso a terra

Il giorno dopo l’aggressione è entrato sul sito di Facebook per vedere se trovava qualcuno del gruppo. Un particolare che emerge dall’ordinanza del gip Sandro Sperandio nella quale si riporta quel che fece un amico dei giovani aggrediti e il suo contributo fu particolarmente prezioso.
In piazza Viviani aveva riconosciuto tre persone: uno perchè era stato suo compagno di scuola, un altro perchè era un cliente fisso della pizzeria in cui lavorava, un terzo perchè lo aveva visto accanto alla Volante, sapeva che era tifoso dell’Hellas e che era soprannominato «Gomma». Cercando il nome di un altro giovane (che la notte dell’aggressione non c’era ma sapeva essere un tifoso della curva sud) ha visto la lista dei suoi amici. Guardando il profilo di Andrea «Gomma» Iacona lo ha riconosciuto. Nell’elenco di quest’ultimo c’era anche un altro del gruppo, quello che da molti è stato visto prendere a calci uno che era a terra (ma per lui, incensurato, non è stata chiesta la misura).
Non solo. Un altro indagato, Federico Bonomi, era nella foto di gruppo scattata quella sera stessa davanti ad un altro bar del centro dove si erano ritrovati e dove avevano trascorso buona parte della serata. Quella foto acquisita dalla Digos, si legge nell’ordinanza, «inserita su Facebook da Iacona e poi rimossa, scattata per l’appunto nella serata del 3 gennaio che ritrae un gruppo di giovani intenti a festeggiare».
Particolari che emergono dalle oltre cinquanta pagine del provvedimento che per otto giovani si è tradotto con l’arresto e che riassume i tratti di una vicenda ricostruita non solo attraverso le deposizioni dei componenti del gruppo aggredito ma anche da ciò che gli indagati (in tutto sono venti) dissero alla polizia quando furono sentiti in merito all’episodio. Qualcuno si presentò spontaneamente a fornire un quadro diverso, qualcuno fu tirato in ballo da un altro. Tutti tasselli che hanno però indotto la procura a non avere dubbi: «che gli atteggiamenti aggressivi, provocatori, nonchè violenti fossero da addebitare esclusivamente a quelli che facevano parte del secondo gruppo», scrive il gip.
Un’ordinanza in buona parte «occupata» dai profili delle otto persone colpite dalla misura ma nella quale il giudice Sperandio ricostruisce logiche di comportamento e valutazioni degli atteggiamenti che definisce «tipici del branco». La richiesta del pm prendeva in considerazione anche un altro indagato, noto alla Digos per gli episodi dei pestaggi in centro, ma nonostante le dichiarazioni delle parti offese siano «credibili e affidabili» e costituiscano «corposi sospetti» per il gip non è stata raggiunta «la soglia di colpevolezza necessaria per poter adottare misure per l’imputazione a suo carico».
«La sera del 3 gennaio Verona doveva subire per l’ennesima volta l’umiliazione di scoprire che alcuni “suoi giovani”si erano resi protagonisti di episodi delinquenziali connotati da stupida, gratuita, animalesca violenza che solo il fato non ha reso irreversibilmente tragici», scrive il magistrato. Non usa mezzi termini, parla di «logica del branco», per come il gruppo si muove e perchè «agisce con la brutalità delle modalità di un branco». In quelle cinquanta pagine riprende e analizza le denunce delle parti offese e sottolinea come la Procura abbia chiesto la misura solo per coloro che avevano precedenti penali.
Condivide l’impostazione del pm circa la gravità del comportamento per il fatto che «tale “impresa” lungi dal costituire per molti un’occasionale circostanza che li ha visti coinvolti in una banale rissa da osteria è risultata essere», sottolinea, «una finalità specificatamente ricercata e provocata secondo un abituale e già più volte sperimentato rituale che ha spinto più volte, in passato, gli stessi soggetti a cercare, provocare e attuare aggressioni dello stesso genere».
Si parla di «ostilità per chi è diverso da sè», di «volontà di marcare il proprio spazio in cui altri non avrebbero “diritto di accesso”» di «affermazione del gruppo».
Tutto ciò per il gip Sperandio è la «dimostrazione del clima di intolleranza diffuso in cui queste forme di violenza prendono forza e della mancanza di un preciso senso di responsabilità, frutto anche di mancanza dei veri valori ed ideali». Un dato su tutti: «Quel che preoccupa in questo clima generale non è tanto la appartenenza a detestabili forme estremistiche, di qualunque segno esse siano, ma il sempre crescente numero di giovani che hanno come mezzo di esprimersi la violenza».


Fonte: La Repubblica – 05/02/2009

Il 4 gennaio scorso l’aggressione a un gruppo antagonista in un bar
Una donna di 30 anni fu ferita gravemente al volto con un posacenere


Verona, pestaggio nel centro storico arrestati otto ultrà e estremisti di destra

VERONA – Otto giovani vicini alle frange ultrà dell’Hellas Verona e all’estrema destra sono stati arrestati in arresto dalla Digos per un pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso in cui rimase ferita gravemente una giovane donna.

Nel corso dell’operazione, scattata stamani, sono state eseguite anche una ventina di perquisizioni a carico di altre persone indagate.

La notte di domenica 4 gennaio in un bar del centro storico, gli arrestati, accortisi della presenza di un gruppo antagonista che stava festeggiando il compleanno di una giovane, avevano aggredito i ragazzi verbalmente con atteggiamenti prepotenti e provocatori. Avevano scandito numerosi slogan neonazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne utilizzati per arrivare in breve alla rissa, poi culminata in una violenta aggressione della donna di 30 anni, colpita selvaggiamente con un portacenere in volto. I colpi avevano provocato fratture multiple alle ossa facciali con interessamento del bulbo oculare.

Alcuni dei giovani arrestati erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.


Fonte: L’Arena – 05/02/2009

Aggressione in piazza Viviani
Arrestati 8 ultrà dell’Hellas

Cinque degli otto arrestati erano in un elenco di 17 giovani indagati per associazione a delinquere e violazione della legge Mancino già dal 2007. In questo elenco figuravano pure Raffaele Dalle Donne e Nicolò Veneri, in carcere per l’omicidio Tommasoli. Gli otto sono accusati di aver aggredito e ferito dei coetanei al Bar Posta lo scorso 4 gennaio.

Verona. La polizia di Verona ha arrestato otto giovani, ritenuti responsabili dell’aggressione a una comitiva di coetanei avvenuta il 4 gennaio in piazza Viviani dove una ragazza fu violentemente colpita al volto con un posacenere. Da quanto accertato, i ragazzi arrestati e gli altri indagati in stato di libertà militano nelle frange più violente della tifoseria ultrà dell’Hellas Verona.

Per tutti l’accusa è lesioni pluriaggravate con l’aggravante dei futili motivi e della discriminazione razziale. Gli arrestati sono: Federico Bonomi, 20 anni, Luca Cugola, 25, Gabriele Girardi, 23, Andrea Iacona, 25, Giovanni Nale, 20, Claudio Pellegrini, 45, Andrea Sanson, 20, ed E****, 22. In passato, «ognuno degli arrestati – ha sottolineato il dirigente della Digos di Verona, Luciano Iaccarino – è stato protagonista di altri episodi analoghi». «Si tratta – ha aggiunto Iaccarino – di persone che fanno riferimento agli ambienti del tifo estremo dell’Hellas Verona e della destra radicale. Ognuno di loro è stato colpito in passato dal provvedimento Daspo o lo ha ancora in corso».

Nella notte di domenica 4 gennaio  i giovani erano andati al Caffè Posta e, notata la presenza dell’altra compagnia di amici che stava festeggiando il compleanno di una ragazza, con atteggiamenti prepotenti e provocatori avevano preso a lanciare slogan neo-nazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne. Dall’altra comitiva erano arrivate reazioni di disapprovazione e, appena fuori dal locale, gli ultras si erano scagliati furiosamente contro di loro picchiandoli con pugni, calci e oggetti contundenti, tanto da costringerli a ricorrere con urgenza a cure ospedaliere.

Cinque dei giovani arrestati – Luca Cugola, Gabriele Girardi, Andrea Iacona, Claudio Pellegrini, Andrea Sanson – erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell’estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.

No Dal Molin: oggi sono iniziati i blocchi

Sit-in alla rotonda di viale Ferrarin, oggi dalle 14.30.

Decine di cittadini contro la nuova base americana si sono dati appuntamento alla rotatoria che porta in viale Ferrarin, unica strada che conduce all’area militare del Dal Molin e quindi unica via percorsa dai numerosissimi camion che da giorni trasportano i detriti delle demolizioni della pista e degli edifici.

I mezzi sono stati rallentati dagli attivisti costretti ad essere mobili negli spostamenti dalla polizia in assetto antisommossa che ad ogni blocco interveniva spingendo con violenza.

“Nonostante le provocazioni della polizia, quest’oggi, come avevamo
annunciato, abbiamo aperto una prima fase di sperimentazione del blocco
dei lavori. Un primo obbiettivo è stato raggiunto, perché gli operai se
ne stanno andando con grande anticipo. Solitamente rimangono fino alle
18.30 ma in questo momento siamo contenti di poter dire che per oggi i
lavori sono bloccati”.

www.nodalmolin.it 

Vicena – No Dal Molin: dopo l’occupazione il blocco dei lavori

>venerdì 6 febbraio, ore 21.00 al Presidio Permanente: Assemblea straordinaria,
aperta a tutti i cittadini<

La fine dell’occupazione dell’area civile del Dal Molin segna
l’apertura di una nuova fase di mobilitazione: quella del blocco dei
lavori nell’area militare, proseguiti anche in questi giorni.
L’occupazione, oltre ad aver riportato alla ribalta la questione, ha
ottenuto due importanti risultati politici.

Il primo è l’apertura di una trattativa tra amministrazione comunale e
Enac per far si che la parte civile del Dal Molin, oggi inutilizzata,
sia messa a disposizione della città. Se questo avverrà, un bene comune
di diverse decine di ettari tornerà a disposizione dei cittadini e,
soprattutto, gli statunitensi saranno costretti a rinunciare alle
proprie ambizioni sull’intera area del Dal Molin. Dalla documentazione
che abbiamo presentato lo scorso novembre, infatti, si chiarisce
l’obiettivo finale dell’esercito nordamerciano, ovvero l’intera area –
e non solo una parte – del Dal Molin.

Il secondo obiettivo raggiunto è l’apertura di un percorso per la
realizzazione di uno studio tecnico sull’impatto ambientale del
progetto statunitense. All’interno dell’area aeroportuale sarà
allestito un punto di appoggio per attività di valutazioni tecniche del
territorio circostante. L’arroganza del commissario Costa, che
impedisce una rigorosa valutazione d’impatto ambientale mettendo a
rischio la salute dei cittadini, non impedirà agli esperti di eseguire
uno studio sull’impatto che avrebbe la base, se realizzata.

Ma la tre giorni di occupazione ha soprattutto dimostrato le
potenzialità del movimento vicentino; non solo la determinazione e il
coraggio di difendere la propria terra, ma anche il radicamento locale:
ieri sera 3000 persone hanno sfilato, sotto la pioggia battente, fino
al Dal Molin dichiarando collettivamente il prossimo obiettivo della
cittadinanza vicentina: fermare e ostacolare i lavori, tutt’ora in
corso, all’interno della zona militare del Dal Molin.

Nonostante l’occupazione, Cmc, Ccc e le ditte subappaltatrici hanno
proseguito la propria opera di devastazione del territorio vicentino.
Queste cooperative e queste aziende si stanno rendendo responsabili
della distruzione del territorio vicentino e della messa in pericolo
dei cittadini . Una responsabilità che non passerà inosservata.

Presidio Permanente, Vicenza, 3 febbraio 2009

www.nodalmolin.it 

Vicenza – I No Dal Molin occupano l’area civile dell’aeroporto

L’avevano detto: "Appena iniziano i lavori in qualche modo li blocchiamo".
Così è stato. In questi giorni le due cooperative "rosse", CMC e CCC, hanno iniziato le demolizioni nell’area militare del Dal Molin.
E le cittadine e i cittadini di Vicenza contrari alla nuova base americana hanno occupato, sabato mattina, l’area civile dell’aeroporto, costringendo gli operai ad interrompere i lavori.
Tagliata la rete e delimitata la zona occupata da quella militare, gli operai dell’"Altro Comune", hanno preso possesso del territorio e delle strutture presenti. In questa cartina (da globalproject.info):

no dal molin

è segnata tutta l’area che dovrebbe far parte della nuova base americana e la porzione in mano ai No Dal Molin.
Lunedì 2 febbraio, alle ore 20.30, da Porta San Bortolo (Vicenza) partirà una fiaccolata per ribadire che Vicenza vuole impedire l’apertura di un cantiere pericoloso per la salute pubblica e per l’ambiente.