La protesta contro i licenziamenti TNT-Fast Coop si allarga anche a Verona

La lotta dei lavoratori della GESCONET si allarga anche a Verona dopo i blocchi e le proteste di Padova e Vicenza.

Una cinquantina di lavoratori del sindacato ADL RDB/CUB con il supporto degli attivisti del Collettivo Metropolis e del Coord. Migranti ieri sera hanno bloccato l’ingresso della TNT Global Express impedendo ai camion di caricare per tempo le merci destinate al mercato nazionale e mondiale.

Una lotta tenace e giusta per ribadire che i diritti e la dignità dei lavoratori non si possono trattare come merci da multinazionale. I diritti dei lavoratori non si possono spostare, imballare o scartare! Questo è stato urlato anche ai dirigenti della filiale TNT Global Express di Verona che con la complicità della cooperativa Fast-Coop appartenente al Consorzio Gesconet ha licenziato a Padova cento lavoratori.
Un’altra storia crudele giocata sulla pelle dei migranti e dei lavoratori che va a colpire la vera emergenza nazionale e regionale: la sicurezza dei diritti violata nella dignità del lavoro e nella garanzia di un reddito. Una realtà fatta di sofferenza quotidiana che accresce la rabbia di chi si vede senza lavoro perché ha il coraggio di rivendicare e conquistare i diritti sindacali.
 Ma non finisce qui perché i fuochi accesi in questi giorni potrebbero divampare ovunque.

ADL RdB-Cub Verona – Coordinamento Migranti – Collettivo Metropolis

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Verona. Famiglia sfrattata, stop dal prefetto

Fonte: L’Arena – giovedì 17 gennaio 2008 cronaca pag. 12

LA VICENDA. La dottoressa Italia Fortunati ha ottenuto una proroga a favore dei nigeriani residenti alle Golosine colpiti da un provvedimento esecutivo

Famiglia sfrattata, il prefetto li soccorre in extremis. È stato il prefetto Italia Fortunati a chiedere una proroga di qualche giorno per uno sfratto esecutivo in via Caccia al civico 5, nel quartiere Golosine. Questa volta a finire sulla strada doveva essere una famiglia nigeriana, gli Aghinien, composta da mamma, papà, quattro figli; il primogenito ha 13 anni, il secondogenito nove, una bimba di sette e il più piccolo non ha ancora due anni.

L’INTERVENTO. A chiedere l’intervento del rappresentante dello Stato è stato il coordinamento migranti per voce dell’avvocato Roberto Malesani. Ieri è stata una mattina caratterizzata dal susseguirsi di telefonate, fatta di richieste di aiuto mentre l’ufficiale giudiziario accompagnato dalla forze dell’ordine e dalla Digos, intervenuta sul posto visto l’interessamento degli esponenti del Centro sociale La Chimica, arrivati per dare un concreto aiuto alla famiglia, notifica il sopravvenuto sfratto esecutivo. Dall’altra parte oltre alla camionetta della polizia, alle volanti partite dalla caserma di Borgo Roma, il proprietario dell’appartamento, Marco Venturi, accompagnato da uno degli avvocati dello studio legale Caprara.
Lo stabile dove vivono gli Aghinien non lo si può di certo definire signorile: il cappotto che riveste la struttura è logoro, l’entrata si presenta con muri scrostati e l’impianto elettrico esterno. Le scale sono strette e sporche. L’appartamento, all’ultimo piano di 70 metri quadri si divide in un cucinotto, un soggiorno, due camere e un bagno. Il canone è di 750 euro mensili. L’impianto idraulico lascia a desiderare così come quello elettrico. «Basta un salvavita perché sia a norma», assicura il proprietario.
LE VALIGE. Gli Aghinien hanno provveduto a mettere sul pianerottolo il frigorifero, due televisori. Le valigie sono fatte, non si oppongono allo sfratto dato per morosità ancora il 19 dicembre del 2006 e che sarebbe dovuto essere definitivo già un mese dopo. E anche se su quel «per morosità» c’è molto da dire. Dalle ricevute esibite dal capofamiglia risulta che gli affitti compresivi di spese legali erano stati saldati ancora prima dell’udienza di convalida dello sfratto per un totale di 4.500 euro a fronte della richiesta della proprietà che ne chiedeva 4.350.
Agec ha già assegnato alla famiglia nigeriana un appartamento: vi sarebbe dovuta entrare tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Gli Aghinien sono extracomunitari con le carte in regola: il papà lavora per una cooperativa, fa lo stradino. Ha un lavoro fisso da più di cinque anni. Non è mai rimasto con le mani in mano. Nella stessa casa vive anche sua sorella. Lei invece non ci sta a farsi buttare in strada. E si incatena al divano.

IN AUTO. «Non chiedo elemosina. Mi hanno già fregato una volta. Se la mia famiglia non potrà rimanere unita significa che dormiremo in automobile», afferma il capofamiglia. I loro figli sono ben integrati, vanno tutti a scuola. Il più grande frequenta le superiori alla scuola inglese a Roma. Il suo sogno è quello di fare il meccanico, quello che mamma Patience ha per lui è che possa tornare nella sua terra e vivere felice, senza soffrire la fame, la guerra, la paura.
I rappresentanti della Chimica hanno appeso uno striscione al balcone dell’appartamento dei nigeriani e con un altoparlante sono tornati a ribadire i concetti fatti di diritto alla casa, di rispetto dei diritti umani. Per loro le ultime delibere Agec svantaggiano gli immigrati. E dalla strada un tunisino ha invitato gli extracomunitari ad incrociare le braccia in tutta la regione. «Senza di noi si fermerebbe tutto». Gli Aghinien sono diventati il simbolo dei migranti costretti a vivere in case definite a norma e a pagare affitti stratosferici.

Altri articoli:
il Verona
Corriere di Verona

Verona. Bloccato lo sfratto di una famiglia nigeriana

Oggi a Verona è accaduto un fatto nuovo nell’ambito delle emergenze abitative e della lotta contro gli sfratti. Gli attivisti del Patto contro la Precarietà sono riusciti a bloccare il terzo tentativo di sgombero da parte dell’ufficiale giudiziario (altre due volte si era già riusciti a rinviare lo sfratto) con una resistenza protratta per ore, dalle prime luci dell’alba fino a pomeriggio inoltrato.

Uno sfratto coatto ai danni di una famiglia nigeriana composta da sei persone delle quali quattro minorenni che questa volta il proprietario privato voleva eseguire a tutti i costi richiedendo l’impiego della forza pubblica che a metà mattinata s’è materializzata in un dispiegamento di celere e volanti non indifferente. Una famiglia che da mesi aspetta l’assegnazione di un appartamento pubblico e che è riuscita a resistere ai tentativi di sfratto uscendo dall’invisibilità denunciando la situazione di degrado in cui l’appartamento versa a fronte di un affitto mensile di 750 euro.

Per otto ore gli attivisti, dal balcone di uno dei tanti palazzi della cerchia periferica della città in un quartiere ad alta densità di migranti, hanno resistito sensibilizzando gli abitanti del quartiere rispetto all’emergenza abitativa che anche a Verona, nel ricco nord est conta 2500 sfratti in via di esecuzione molti dei quali per morosità. La storia di questa famiglia nigeriana fa parte di un pezzo di storia delle lotte avvenute in questi due anni a Verona costruite attraverso le occupazioni delle case lasciate colpevolmente sfitte e abbandonate dagli enti pubblici comunale (Agec) e regionale (Ater), attuate attraverso tentativi di blocchi agli sfratti, incontri pubblici, un video autoprodotto e un’inchiesta che ha svelato il razzismo delle agenzie immobiliari interpellate (circa una ventina) perché le stesse si rifiutano di affittare ad una persona solo perché migrante.

Oggi lo sgombero coatto è stato bloccato grazie ad una resistenza decisa che ha saputo comunicare le ragioni del diritto, ed ha saputo costruire una una mediazione che ha coinvolto loro malgrado, prefetto, questore e alcune forze politiche. Questo è un accordo che crea un precedente dato che la famiglia non è stata sgomberata nonostante fosse pronto l’intervento della celere, perché il prefetto ha accettato di incontrare alcuni rappresentanti del patto contro la precarietà ed ha sollecitato l’assessore alle politiche sociali della giunta Tosi di risolvere l’emergenza abitativa della famiglia entro breve.

E’ una prima vittoria consci che il percorso è ancora lungo ma di fatto oggi abbiamo posto all’attenzione dell’opinione pubblica veronese l’emergenza abitativa quale tassello di una problematica ben più ampia legata alla precarietà, al reddito e alla dignità delle persone, emergenza che può essere affrontata e risolta ponendo come priorità il soddisfacimento dei diritti e la garanzia della loro sicurezza.

Verona: lavoratori scioperano, bloccano produzione e impediscono licenziamenti

Lunedì 31 dicembre 2007 – Mercoledì 2 gennaio 2008.

Veronella provincia di Verona: 20 lavoratori migranti con il supporto dell’ADL RdB Cub scioperano, bloccando il lavoro e impedendo l’accesso alla cooperativa Excel appaltatrice della DHL leader mondiale nel settore dei servizi di corriere espresso internazionale ottenendo l’annullamento del provvedimento di immediato licenziamento.

La cooperativa che usava lo stratagemma di sciogliersi e ricostituirsi con altro nome ogni fine anno, licenziando i soci-lavoratori (oltretutto senza pagare liquidazione, tredicesima…) per bloccare gli scatti di anzianità e per ridefinire dietro il ricatto della possibile riassunzione nella nuova coop. mansioni e inquadramento, è stata costretta a rivalutare le proprie “strategie aziendali” grazie alla determinazione e alla lotta di questi giorni.

Lunedì 31 dicembre 2007

Ci troviamo a Veronella, uno dei tanti paesini dell’est veronese ormai collegati uno all’altro dall’infinita estensione di capannoni, fabbrichette e fabbricati…i luoghi dell’allora miracolo nord-est, dell’allora metal-mezzadro trasformatosi in piccolo imprenditore…ma anche e soprattutto luoghi dell’esternalizzazione, dell’appalto e del sub appalto, delle cooperative di servizi che pigliano dalle multinazionali come la DHL gli ordini per imballare ed etichettare le merci che saranno consegnate lungo le mille strade di cemento della metropoli orizzontale.

Cooperative come la Excel create per sfruttare chi il lavoro è costretto a cercarlo ad ogni costo, soprattutto se questo gli consente di ottenere, oltre ad un misero stipendio, l’agognato permesso di soggiorno. Cooperative di servizi create spesso per occultare, dietro lo schermo del rapporto societario (socio-lavoratore), rapporti di lavoro subordinato aggirando le norme che lo garantiscono.

Ma la musica cambia quando fuori dai cancelli dell’immenso fabbricato della cooperativa fantasma (non ci sono ne insegne esterne, ne indicazioni per raggiungerla) si trovano i lavoratori a presidiare la via d’accesso determinati a scioperare e a bloccare eventuali camion o crumiri che volessero passare per continuare l’assemblaggio.

Arrivano anche alcuni carabinieri, chiamati dai “proprietari” (anche loro soci-lavoratori) della cooperativa Excel, che si piazzano davanti ai cancelli…

Nel frattempo un corriere DHL con il proprio furgone vorrebbe entrare per consegnare del materiale ma è invitato a fare marcia indietro e ad andarsene…, il presidente della cooperativa minaccia di assumere altri lavoratori…nessuno si scompone e il presidio continua fino a pomeriggio inoltrato, fino a quando entra in scena il presidente del consorzio Usca: scopriamo che la coop. Excel è una delle entità fittizie e mutanti consorziata sotto l’egida dell’Usca…insomma una sorta di scatole cinesi.

Il presidente del consorzio ritratta le posizioni e accetta le condizioni dettate legittimamente dai lavoratori e cioè nessun licenziamento e garanzia che il contratto di lavoro prosegua come previsto a tempo indeterminato.

E’ una prima vittoria. Per noi la vertenza è appena iniziata perché i diritti da pretendere sono ancora molti, perché i lavoratori che hanno alzato la testa e sono usciti dall’invisibilità hanno dimostrato unità e forza, perché la loro lotta è un esempio concreto di autonomia e ribellione che si contrappone alle strategie di sfruttamento e sopraffazione dettate dal mercato del lavoro diffuso e globale    

 
COORDINAMENTO MIGRANTI VERONA
ADL – RdB CUB VERONA