giovedì 11 dic al metropolis: guerra globale permanente

Via Nicola Mazza 63/A – Verona | e-mail: metropolis@inventati.org
Appello per lo sciopero sociale del 12 dicembre
Venerdì 12 dicembre sarà una giornata di lotta, di
movimento, per tutti quelli che hanno scelto di dire: non pagheremo noi
la vostra crisi!
La crisi economica, sociale e politica che stiamo
vivendo, colpisce anche e soprattutto noi, nuovi cittadini di questo
paese, che qui abbiamo scelto di vivere il nostro futuro. Per questo
rispondiamo all’appello dell’onda degli studenti, per costruire insieme
una grande mareggiata, perché solo insieme, solo mettendoci in
movimento, sarà possibile non pagare il prezzo di questa crisi.
Venerdì 12 dicembre a Mestre sarà anche la nostra
giornata di sciopero sociale, quella delle donne e degli uomini di
tutto il mondo che hanno scelto di vivere nel Veneto. Saremo a Mestre
(concentramento ore 9.00 dalla Stazione ferroviaria) dentro l’onda, con
gli studenti e tutti i precari, perché anche i migranti possano
prendere parola.
Facciamo appello a tutte le comunità, a tutti i
partiti, i sindacati, le associazioni, per costruire insieme un grande
corteo nel corteo, uniti e rappresentati solo da noi stessi, da un
unico striscione: Contro la crisi – Stop Bossi Fini
– Per
chiedere la sospensione della legge Bossi Fini, perché davanti a questa
crisi epocale, mentre si salvano le banche, migliaia di persone e
famiglie, perderanno il lavoro e con esso anche il diritto di
soggiorno, rischiando l’espulsione: i nostri progetti di vita non sono
negoziabili;
– Per
chiedere la regolarizzazione di chi un permesso ancora non ce l’ha.
Rifiutando le proposte di chi vorrebbe bloccare il decreto flussi per i
prossimi 2 anni rendendo ancora più sfruttabile chi oggi è senza
permesso;
– Per
chiedere lo stop delle norme approvate e di quelle in approvazione che
restringono il nostro diritto di ricongiungimento familiare, di
ottenere la cittadinanza, di contrarre matrimonio, di iscriverci
all’anagrafe, o di ottenere la carta di soggiorno;
– Per
chiedere un nuovo welfare contro la crisi, di fronte all’enorme
contributo che diamo a questo paese. Vogliamo nuove forme di reddito,
il ritiro di tutte quelle norme che escludono i migranti dall’accesso
ai diritti: all’assegno sociale, agli ammortizzatori sociali,
all’assegnazione della casa, al contributo per l’affitto. Perfino la
Social Card (di soli 40 euro) è riservata ai soli cittadini italiani;
– Perché
tutti i Comuni rimuovano le discriminazioni ancora presenti contro i
nuovi cittadini e fermino gli sgomberi delle nostre case, e le
iniziative contro i sans papiers ed i nostri negozi.
Sappiamo che per conquistare tutto questo il percorso è
lungo e servirà lottare. Ma sappiamo anche che un giorno, se tutti noi
ci fermassimo, questo paese si bloccherebbe.
Chiediamo a tutte le comunità, le associazioni, i
partiti ed i sindacati di raccogliere questo nostro appello, per una
grande giornata di mobilitazione unitaria dei nuovi cittadini.
Mestre (Ve) venerdì 12 dicembre 2008
Sciopero Scociale
Partenza ore 9.00 Davanti alla Stazione dei treni
Un giorno senza di noi
Venezia – Verona – Padova – Treviso
Da: Corriere della sera – Verona- 1 dicembre 2008
Il dibattito. Il “professore” al Metroplis Cafè per presentare “Alla ricerca del commonwealth”
Toni Negri e il “bene comune”: Verona? Non ha mai brillato per il suo acume politico.
“La città mi ispira il termine “fascista”, inteso come incapacità di modernizzarsi”
C’è del “commonwealth” anche a Verona.
Inteso come “bene comune”. O meglio c’era. E non tanto a Verona. Più
nel nordest. Passano gli anni, anche per quelli che vengono definiti
“cattivi maestri” o “pensatori senza tempo”, a seconda delle credenze.
Politiche e non solo.
E gli anni passano anche per lui. Per uno
che, nel bene o nel male, di questa terra – e non solo – è un
pensatore. E che in riva all’Adige è sempre venuto storcendo un po’ il
naso. Lo ha fatto la settimana scorsa. In un luogo che il seme del suo
pensiero lo porta avanti, anche in una città che – culturalmente e
politicamente – gli è sempre stata ostile. Perché Toni Negri, la
settimana scorsa, era al Metropolis Cafè di Via Mazza. Nello spazio
gestito dall’associazione “Equilibrio precario”, Negri ha colloquiato
con Adriana Cavarero, ordinaria di filosofia politica all’università
scaligera e con Sandro Chignola dell’ateneo di Padova. Il “professor
Negri”, che dopo gli anni di carcere trascorsi in Italia con le accuse
di associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello
stato, attualmente viene considerato in varie parti del mondo uno dei
massimi filosofi della politica viventi.
Tanto da incassare
l’inserimento da parte del Time “tra le sette personalità mondiali che
stanno sviluppando idee innovative in diversi campi della vita
moderna”. Ma che qui rimane quello per cui fu accusato nel 1979:
l’ideologo delle Brigate Rosse. Passano gli anni anche per Toni Negri.
Ma lui non smette di sviluppare. E a Verona è arrivato per anticipare
quello che è ancora un libro avviluppato e che sarà pubblicato dalla
Harvard University Press. Quel “Alla ricerca del commonwealth” che è
l’ultima parte di una trilogia iniziata con “Impero”. Dove l’idea
comunista rimane il principio di un’analisi che affetta la
globalizzazione. Ha le radici piantate nel Nordest il professor Negri,
nonostante i viatici che lo hanno portato a vivere altrove. Adesso la
sua è una spola tra Venezia, Parigi, Roma. Quell”Impero” scritto con
Michael Hardt è diventato un “testo culto”.
“Chi lo ha criticato –
dice adesso – ha mosso obiezioni che sono cadute con la crisi di questo
periodo. In Italia la lettura è stata alquanto superficiale. E le
critiche sono cadute quando ci si è accorti che non si è in grado di
affrontare la crisi fuori dalla globalizzazione. Con la sovranità
nazionale che è stata indebolita all’interno da questi processi”. Un
processo che potrebbe sembrare quasi “identitario” quello di Toni
Negri. Che un’identità la dà anche alla sua terra. “Il Veneto è stato
uno dei primi esempi di globalizzazione”. Parliamo degli anni Settanta.
E allora aveva un’accezione positiva. Basti pensare a Benetton, ai suoi
United Colors. Alle nuove forme di comunicazione che sono nate qui. Poi
c’è stata la svolta negativa. Quella politica. Il Nordest ha avuto una
classe politica che è sempre stata fifona, in tutte le sue accezioni”.
E per Negri Verona è la dimostrazione più lampante di quella classe”
fifona”. “Verona non ha mai brillato per acume politico. Le sue massime
espressioni sono state i Gonella e i Trabucchi.” Ma in riva all’Adige,
per il “cattivo maestro” c’era un’”intellighenzia” industriale e
produttiva che dalla politica è stata però spenta. “Mi ricordo –
racconta – figure come quella di Hrayr Terzian”. Il primo rettore
dell’Università di Verona. Che come molti altri suoi colleghi arrivava
in riva all’Adige da quell’ateneo patavino che diede i natali di
docente anche a Negri. “Con Terzian – prosegue – avevamo anche studiato
un protocollo di medicina sociale per il Petrolchimico. Finì tutto in
nulla”. Ma avevano visto lontano. Perchè anche il Petrolchimico con i
suoi operai non navigarono in buone acque. Oggi il filosofo della
politica Toni Negri guarda tutto con distacco. Ma non ha smesso di
analizzare, con l’occhio critico di chi ha scritto che “non siamo
anarchici, siamo comunisti che hanno visto in quale misura la
repressione e la distruzione dell’umanità siano state portate avanti
dai big government socialisti e liberali”. E non ha perso l’abitudine
di non usare mezzi termini.
“Quando guardo Verona adesso, il suo
sindaco, chi l’ha votato, ma anche le altre città in Veneto che si
muovono sulla stessa riga. Mi viene in mente un solo termine.
“Fascisti”. Dove fascista non sta assolutamente per razzista o
antisemita, come la maggior parte della gente pensa. Fascista nel senso
di un movimento incapace di modernizzazione. Incentrato su un unico
scopo, quello di difendere il proprio interesse, che esso sia economico
o sociale”. E non a caso il Metropolis café è in un luogo che in
quest’ottica è assolutamente “antifascista”, quella Veronetta che per
la su struttura è – inevitabilmente – un luogo di sperimentazione e
integrazione. Lui, il “cattivo maestro”, dai borghi della sua terra ha
preso il via per un’analisi sempre ancorata al comunismo, di quella
globalizzazione che – stando al Negri “pensiero” – mai potrà avere un
risvolto positivo, al contrario di quello sbocco che s’intravvedeva
negli anni Settanta proprio qui, nel Nordest. “Adesso – ha detto – in
molti parlano di “capitalismo buono”, che permette lo sviluppo. Tutto
questo è per me falso: il capitale è sempre un rapporto di forza, in
cui lo sfruttamento è necessario. E i soggetti lo devono combattere.”
Passa il tempo, anche per il professor Negri, che ormai ha 75 anni. Ma
che non ha cambiato di una virgola il suo pensiero, da quando fu tra i
fondatori di potere Operaio.
Il dibattito. Reazioni dopo le accuse del “Cattivo maestro”
Tosi: “Pessimo Negri”
La Sironi: “Il prof si informi. Ma la città può fare di più”
Zanotto: “Fascisti no. Però il rischio c’è”
Sindaco contro la Cavarero: “Mi fa più male che ci siano docenti della nostra università che vanno a dibattere con lui”
Verona – Verona fifona e fascista? I
giudizi di Toni Negri sulla nostra città, pubblicati domenica dal
Corriere di Verona, hanno fatto sobbalzare sulla sedia più di un
esponente politico. E hanno coinvolto, in maniera particolare, i tre
sindaci che hanno guidato l’amministrazione scaligera negli ultimi
anni.
Il più arrabiato è sicuramente il sindaco in carica, Flavio
Tosi. Secondo il quale “viviamo davvero in un Paese strano. Ho letto –
dice Tosi – le dichiarazioni di Negri sul vostro giornale. E proprio
sul vostro giornale ho letto anche la notizia di Furlan, rilasciato in
anticipo, dopo avere ucciso almeno 15 persone: e gli hanno pure trovato
una casa, di cui pagano l’affitto. Penso a come saranno contenti i
cittadini onesti, alle prese coi conti e le bollette da pagare. Una
vicenda abominevole…”.
“Tornando a Negri – continua Tosi –
giustamente è stato definito uno dei “cattivi maestri”, dove
l’aggettivo “cattivi” va inteso nel suo senso più profondo. Ha portato
a far massacrare come cani centinaia di persone, d’ogni tipo e d’ogni
ceto. E adesso risale in cattedra a dare giudizi. Quel che mi fa più
male, poi, è che ci siano maestri d’oggi, che insegnano nella nostra
università (Adriana Cavarero, ndr) o nell’università di Padova (Sandro
Chignola, ndr) che vanno tranquillamente a dibattere con lui, come se
niente fosse. E poi cosa andranno ad insegnare ai nostri ragazzi? Che
idee daranno loro?”
Tosi non dimentica che Negri ha scontato la
sua pena. “In un Paese normale dovrebbe sparire, farsi solo
dimenticare. Altro che partecipare a dibattiti in cui spiega come
dovrebbe essere la società in cui viviamo! Lui, personalmente, è
l’esempio vivente di quello che una società non dovrebbe consentire e
di come in una società non ci si deve comportare!”.
Toni diversi
dal predecessore di Tosi, Paolo Zanotto, che entra invece nel merito di
quanto sostenuto da Negri. E almeno in parte gli dà ragione. “Verona
non è solo fifona – dice Zanotto – bensì è letteralmente terrorizzata
dall’innovazione. E’ una città indifferente alle esigenze di
modernizzazione. Ed è anche vero che, in molti casi, l’unico scopo è
quello di conservare, difendere i propri interessi”.
Che per
Zanotto, però, non significa una Verona “fascista”. “No, ma una città
che rischia di diventarlo, per il diffondersi di pensieri e di modi di
agire che stanno sempre più prendendo piede e di fronte ai quali ci
sono troppi silenzi da parte delle Istituzioni, del mondo economico e
anche di quello culturale cittadino, nonchè da parte dei principali
mezzi d’informazione”. Nettamente anti-Negri il pensiero, infine, di
Michela Sironi, che peraltro non rinuncia a qualche stoccatina agli
attuali “reggitori” della città. “Negri deve informarsi meglio – dice
la Sironi – e se lo facesse saprebbe che Verona sta dando molto al
mondo dell’economia e a quello della cultura. Ovvio che si può fare
sempre qualcosa di più, e che questo dipende dalle scelte politiche.
Parlo sia del Comune che della Provincia, e ribadisco quello che ho più
volte detto: a Verona esistono moltissime potenzialità, ma quello che
manca è la collaborazione tra tutti gli enti pubblici, nonchè tra
questi ed i privati. Spesso, al contrario, vedo esempi di
incomprensione assoluta. Ed è questo il motivo per cui manchiamo di
progetti a lungo termine e di una vera strategia…”.
Molto spesso i grandi eventi culturali come la Biennale
di architettura attraversano la città di Venezia in maniera imponente
ma difficilmente interagiscono al di fuori del carattere espositivo che
le connota. Questo vale tanto per i cittadini (abitanti, studenti,
lavoratori) quanto per i professionisti e gli artisti invitati
ufficialmente.
Un altro dato importante è il volume di “rifiuti”
che costantemente si rileva ad ogni chiusura della mostra: così i
materiali utilizzati per le installazioni e le opere stesse concludono
il loro oneroso ciclo vitale rappresentando appieno un carattere di
insostenibilità ambientale, economica e denotano scarsa attenzione per
le risorse attive della città.
Da questa realtà nasce l’idea di
riutilizzare quei materiali per un progetto condiviso di rigenerazione
urbana: una straordinaria occasione per prendersi cura della città come
tessuto complesso di relazioni sociali, funzionali e spaziali che può
essere progettato da chi la vive, per esplorarla e studiarla, per
lavorare trasformandola in un cantiere di idee e di fatto, per darle il
senso che le istituzioni, incapaci di leggere le dinamiche reali e di
investire politicamente nell’abitare, non sanno dare.
La creatività
della ricerca e l’ibridazione dei linguaggi possono così garantire la
ricchezza del disegno urbano e riscoprire l’importanza dei beni comuni
oltre il costruito, appunto Commons Beyond Building.
Dai materiali al progetto dei Cantieri Sociali di Autocostruzione
La proposta nasce dalla sperimentazione di autorecupero realizzata dal
gruppo veneziano dell’Asc. L’autoproduzione, ciascuno contribuendo con
le proprie competenze, materiali e ’immateriali’, ha permesso in un
primo tempo di recuperare unità abitative nei quartieri di edilizia
sociale e successivamente di optare per una ’riconversione’ culturale e
produttiva di aree abbandonate, dai giardini e gli orti agli edifici,
dai campi o cortili alla spiaggia-presidio a ridosso dei cantieri del
MoSe. Questo ha permesso di utilizzare meglio le risorse della città ed
ha creato i presupposti per un progetto ergonomico che prospetta
soluzioni nel rispetto dell’eco-sistema sociale e dell’habitat
territoriale sfruttando il social networks già disponibile.
Esiste
quindi una prima mappatura di luoghi che ambirebbero ad una dimensione
comune, luoghi disponibili ad un percorso progettuale e di
cantiere-scuola condivisi.
L’obiettivo è quello di invertire la
tendenza del progetto di architettura e, partendo dai materiali di
recupero, attraverso un meccanismo virtuoso in cui entrano in gioco
cittadini, studenti, istituzioni (IUAV e Biennale), gruppi di artisti
ed architetti internazionali, con-correre al processo di rigenerazione
di uno o più spazi urbani individuati.
Partecipano inoltre al laboratorio:
BestUp-Circuito per la promozione dell’abitare sostenibile,
TerrASCuola2008,
Francesco Careri-Università Roma3,
Ida Farè, Gisella Bassanini -Politecnico di Milano,
Judith Revel – Università di Parigi I
Laboratorio progettuale Re-biennale e autoformazione IUAV
La proposta ideologica di modernizzazione dell’università italiana con
una visione aziendalista della formazione e della sua sponsorizzata
privatizzazione non solo è impraticabile ma è anche fallimentare dato
che mercato e imprese sono realtà che godono di pessima salute. A
questa proposta che non riesce a comprimere il bisogno formativo e che
equipara la diffusione della cultura e della conoscenza alla produzione
di una qualsiasi merce possiamo contrapporne un’altra che afferma
l’accesso alla formazione come espressione di una piena cittadinanza.
Ogni persona può partecipare alla produzione e alla trasmissione del
sapere ed i docenti non sono i soli titolari di eccellenza, né sono gli
unici detentori di un passe-partout speciale che dà accesso
all’insegnamento perché «sanno», ma sono persone competenti che
vogliono condividere ciò che hanno appreso e approfondito nel corso
della loro esperienza professionale e della loro vita.
Mentre la
formazione deve essere permanente, la logica del mercato inibisce
l’innovazione e la ricerca ed è in questa dimensione che l’università
può emergere come un laboratorio sociale e culturale e che può
trasformarsi e produrre ricchezza nello sperimentare nuove forme di
conoscenza. Commons beyond building si pone come uno spazio di
produzione di saperi facendo ricerca attraverso l’indagine sul campo e
lo scambio di competenze. Le specializzazioni professionali si
articolano grazie ad un’organizzazione reticolare del sapere vivo ed
alla pratica del pensare la città come territorio dell’ autoformazione.
Crediti IUAV (5 + 4 per tirocinio con CBB) per il
diritto ad una formazione di qualità con percorsi che valorizzano il
cursus di studi e della ricerca grazie all’interazione attiva, creativa
e costruttiva tra soggetti con esperienze professionalmente consolidate
e realtà cittadine.
Re-Biennale2008 e Cantieri Sociali di Autorecupero e Autocostruzione a Venezia.
Commons Beyond building è una piattaforma collaborativa
creata da una rete di associazioni per condividere metodi, processi e
competenze legate all’autocostruzione,"per descrivere ciò che il
progetto d’architettura non è in grado di raccontare e che il potere
stenta a capire: l’insorgere dal basso dell’abitare come pratica del
fare comune".
Nasce in occasione della 11. Mostra Internazionale di
Architettura a Venezia ed è resa possibile dalla sinergia tra i
curatori ed architetti partecipanti alle mostre Experimental
Architecture (Padiglione Italia, Giardini) e L’italia cerca casa
(Padiglione Italiano, Arsenale) e varie realtà associative impegnate
nella sperimentazione dell’autorecupero e dell’autocostruzione come
soluzioni innovative all’emergenza casa.
Attraverso il Gioco del
Mondo, iniziativa performativa realizzata durante i giorni inaugurali
della Biennale, il racconto dell’esperienza personale di ciascun gruppo
diventa una risorsa collettiva, bene comune da difendere e propagare:
matura così la scelta di mettersi in gioco in un processo comune.
ASC Agenzia Sociale per la Casa
www.globalproject.info
Casilino 900 /Stalker-ON
www.osservatorionomade.net
Geologika collettiva
www.geologika.org
Sale-Docks
www.sale-docks.org
Exyzt
www.exyzt.org
2012ARCHITECTEN (Paesi Bassi)
www.2012architecten.nl
www.superuse.org
MILLEGOMME / REFUNC (Paesi Bassi)
www.refunc.nl
Collettivo SottoTetto
sottotetto.noblogs.org
Famiglia Bresci
www.inventati.org/famigliabresci
Arch. Emiliano Gandolfi, curatore Biennale 2008
"E’ sempre più difficile parlare di una malattia che ancora oggi nel nostro paese contagia più di 4000 persone all’anno. Ed è sempre più difficile districarsi nelle praterie della politica, che anche quando si occupa di campagne d’informazione sulle malattie, assoggetta il buonsenso al cambio di guardia nei ministeri.
Ma non si fa politica partitica sulla salute della gente: il messaggio deve essere continuativo!
Lo scorso anno abbiamo ideato in Commissione Nazionale Aids una
campagna governativa, la prima di livello internazionale, condivisa con
tutte le associazioni, che prevedeva tra le varie possibilità per
riportare l’interesse sull’hiv/aids nella popolazione (ricordate lo
spot televisivo con Ambra Angioini?) anche un brano musicale rap
destinato alla popolazione giovanile a firma degli Assalti Frontali dal titolo Quando sei lì per lì.
Sono tre giorni che questo brano appare e scompare dal sito del
ministero del Welfare. E’ un pezzo che può essere fastidioso, e per
questo bellissimo, perché parla esplicitamente di profilattico da usare
quando sei lì per lì per praticare un sesso sereno e sicuro.
Da poche ore “Quando sei lì per lì” è riapparso nel sito del Ministero della Salute … ma fino a quando resterà?" (Alessandro Ceroli, presidente della LILA)
Scarica e diffondi Quando sei lì per lì di Assalti Frontali
Da Global Project
Alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti medi,
ai precari, ai migranti, ai movimenti di lotta per l’abitare e in
difesa dei beni comuni, ai sindacati che promuovono lo sciopero
L’appello che vi rivolgiamo parla di una sfida che non riguarda solo noi, ma riguarda tutte e tutti. Il 12 dicembre ci attende una giornata di grande importanza il cui esito potrà segnare gli equilibri politici e sociali di questo paese: lo sciopero generale
in primo luogo indetto dalla Fiom e dalla Cgil funzione pubblica, poi
dalla Cgil tutta, infine dai sindacati di base (Cobas, Sdl, Cub), sarà
una grande occasione di conflitto per chi non vuole subire l’arroganza
di questo governo e per chi non vuole pagare sulla propria pelle la
crisi di sistema che investe l’economia globale. L’indizione di questo sciopero generale è anche il frutto, vale la pena ricordarlo, della grande potenza dell’Onda,
del movimento che da inizio settembre ha visto milioni di persone, tra
studenti, insegnanti, ricercatori, docenti, bambini, mobilitarsi contro
la definitiva dismissione della scuola e dell’università pubbliche.
È stata proprio l’Onda, infatti, ad imporre una discontinuità politica
e sociale nel paese: laddove tutto sembrava sconfitto con la tornata
elettorale di aprile, una nuova generazione ha imposto dal basso una
battuta d’arresto nella macchina di consenso del Governo. Attraverso lo
slogan “Noi la crisi non la paghiamo” gli studenti
hanno lanciato un segnale a tutti i soggetti sociali che nel mondo del
lavoro e nelle esistenze concrete stanno subendo le ricadute di una
dinamica recessiva di portata epocale. Il “Noi” dello slogan non è
corporativo e non parla solo degli studenti: “Noi” sono tutti coloro
che la crisi non l’hanno prodotta e che dunque non intendono pagarla.
Che la paghino le imprese e le banche, questo il sottotesto dello
slogan! Non siamo disposti a pagare questa crisi né possiamo accettare
le scarne proposte del Governo, contenute nel pacchetto anti-crisi.
La potenza dell’Onda è stata capace, dunque, di parlare
alla società tutta e di trasformare tanto lo sciopero generale dei
sindacati di base del 17 ottobre, quanto lo sciopero generale della
scuola del 30 ottobre, in qualcosa di straordinario e di diverso dalle
cose di sempre. Proprio l’autonomia del movimento
studentesco ha reso possibile un’estensione senza pari delle
mobilitazioni e una grande radicalità nei contenuti e nelle pratiche di
lotta. Il 14 novembre, poi, rimarrà senz’altro nella memoria di
tutti, come una delle più grandi manifestazioni di piazza
auto-organizzata dagli studenti universitari e medi: più di 300.000
persone, infatti, hanno assediato Montecitorio e Palazzo Chigi,
mettendo in scena materialmente l’isolamento sociale oltre che politico
del Governo e della maggioranza.
A partire da queste considerazioni vorremmo dire alcune
cose importanti in merito alla giornata del 12, giornata in cui
pensiamo che lo sciopero generale debba quanto più possibile essere
generalizzato dall’Onda e non solo. La premessa è che sarebbe stato
auspicabile un corteo unitario di tutte le forze sindacali, ma
conosciamo bene le differenze anche radicali delle piattaforme e non
riteniamo che queste differenze possano essere ridotte a questioni di
poco conto.
Per stringere davvero ed in maniera efficace una forte
alleanza sociale non possiamo accontentarci semplicemente di scendere
in piazza nella stessa giornata. Dobbiamo trovare una convergenza su
alcuni contenuti che oggi appaiono decisivi e sui quali vogliamo
assolutamente vincere, mantenendo sempre le proprie specificità,
differenze e le proprie piattaforme di lotta, ma estraendo da queste
delle rivendicazioni comuni a partire da quattro temi fondamentali:
Scuola, Università, Precarietà e difesa dei territori e dei beni
comuni. Per quanto riguarda noi, ci teniamo a mettere in chiaro gli
elementi rivendicativi che più ci hanno caratterizzato e che in
particolare ci caratterizzano in vista del 12. In primo luogo il
rifiuto netto della legge 133, della legge 169 e del Dl 180 in via di
approvazione, Dl che non cambia di nulla l’esigenza e la necessità di
lottare contro il Governo e in particolare contro la Ministra Gelmini e
di ribadire il nostro sforzo nel senso dell’autoriforma
dell’università.
In secondo luogo è per noi fondamentale ribadire
la nostra ostilità nei confronti delle leggi bipartisan che hanno
consentito in questi anni il processo di precarizzazione del lavoro,
dal pacchetto Treu, alla legge 30. A maggior ragione vale la pena
ribadirlo laddove, a partire dal mese di gennaio, 400.000 precari non
saranno riassunti. Precari e lavoratori per cui deve essere
assolutamente garantito e tutelato il diritto di sciopero. In terzo
luogo riteniamo decisivo estendere ed allargare la battaglia per un
nuovo welfare che parli di reddito diretto e indiretto (casa, servizi,
cultura, diritto alla studio) per studenti, disoccupati e precari,
nonché di salario minimo intercategoriale per tutti i lavoratori e
lavoratrici.
Infine il rifiuto delle privatizzazioni della sapere
e della ricerca, e della devastazione ambientale e dei territori, al
fine di difendere la totalità dei beni comuni. Vogliamo più
finanziamenti all’università e scuola, che allo stato attuale sono
indirizzati alla costruzione delle grandi opere pubbliche e alle spese
militari. Su questi punti vorremmo, in questi giorni che ci separano
dal 12, avviare una discussione proficua e non pregiudiziale.
Per quanto riguarda il 12, invece, pensiamo che sia
naturale per l’Onda mantenere lo stesso stile assunto durante i
precedenti scioperi generali: un corteo autonomo che sappia però
interloquire con tutti i lavoratori e attraversare, materialmente e non
solo simbolicamente, le manifestazioni sindacali. Questo non toglie che
è nostro interesse parlare con quei tanti lavoratori che pur essendo
iscritti alla Cgil vedono nell’Onda e nella sue rivendicazioni
un’opportunità di cambiamento radicale valido per tutti.
Oltre a
parlare con i lavoratori è nostro interesse, però, attraversare la
città e paralizzarne il traffico, così come abbiamo fatto in questi
mesi, generalizzando tanto lo sciopero del 17, quanto quello del 30
ottobre. Invitiamo inoltre, tutti i movimenti
cittadini e regionali, dai movimenti per l’abitare a quelli a difesa
dei beni comuni, le reti migranti, i lavoratori precari, le esperienze
dell’autogestione, tutti coloro che guardano con favore alla novità
dell’Onda e che non sempre sono rappresentati dalle compagini
sindacali, a convergere in piazzale Aldo Moro e muoversi in corteo con
noi.
Con la convinzione che l’Onda diventerà ancora una mareggiata
Generalizziamo lo sciopero del 12 dicembre!
Sapienza in mobilitazione