Un’aria che fa male

gas

Da giorni ormai, quasi quotidianamente, vengono lanciati allarmi sullo stato dell’aria da parte di associazioni ambientaliste o dagli enti preposti al controllo. I media mainstream registrano la notizia. Gli amministratori comunali, per non parlare dei politici nazionali, o tacciono, aspettando che la notizia sparisca, o prendono qualche misura, che risulta assolutamente insufficiente e contingente, come ad esempio il blocco della circolazione per periodi più o meno lunghi. Sempre che non si accontentino di aspettare che… piova.

L’Arpav dà un quadro veramente preoccupante della situazione. I dati raccolti dalle centraline automatiche o manuali mostrano situazioni di rischio per la salute in continua crescita. Leggi tutto “Un’aria che fa male”

Sfracelli d’italia. Casa Pound fuori dall’università

/antefatto:

locandina in università – vedi photo
la locandina della conferenza reca in basso a destra il logo dell’università di verona, quello di blocco studentesco e quello di casapound.
il collettivo universitario si mobilita immediatamente, sia con mail di studenti che dei rappresentanti degli studenti nei vari organi collegiali. il tono delle mail è più o meno questo: Leggi tutto “Sfracelli d’italia. Casa Pound fuori dall’università”

Verona – Lavoratori stranieri. La rete chiama allo sciopero generale

Fonte: L’Arena – 22/01/2010

Proteste. In risposta alle vicende di Rosarno

Anche i migranti veronesi aderiranno a «Un giorno senza di noi», la giornata dove i lavoratori stranieri incroceranno le braccia. Lo sciopero sarà il primo marzo e segue una proposta lanciata sul social network Facebook. A questo si è aggiunto un altro passaggio che ha portato le associazioni legate ai lavoratori migranti a confrontarsi su di un blog messo a punto da «Progetto Melting Pot». Tra le migliaia di adesioni c’è anche quella veronese che coinvolge la stralarga maggioranza dei 15mila migranti impiegati in fabbriche e cooperative. Leggi tutto “Verona – Lavoratori stranieri. La rete chiama allo sciopero generale”

Dissuasione a-tomica

centrali nucleari

La corsa inizia. Soldi in vista, imprese in agitazione.
Il Governo, fregandosene del parere dei cittadini (referendum del 1987), rilancia il nucleare; Enel e Confindustria partono subito con i lavori.

Casagrande (Castel d’Azzano, via G. Rossini 24 – Verona), Lever (Arbizzano, viale del Lavoro 17 – Verona), Mondini Cavi (Caprino Veronese – Verona) sono tra le 24 aziende venete convocate ieri al “Supply Chain Meeting” di Roma per prepararsi a partecipare all’appalto per la costruzione di nuove centrali nucleari in tutto il territorio italiano.
Il summit di Copenhagen sul clima fallisce in maniera piuttosto misera e l’Italia, per non restare indietro rispetto agli altri inquinatori globali, rilancia l’energia nucleare che, com’è noto, porta con sé alcuni inconvenienti “trascurabili”.

Quello, irrisolto, dello stoccaggio a lungo termine delle scorie nucleari; un problema per il quale né gli Stati Uniti né la Francia (i paesi con più nucleare al mondo) hanno veramente trovato una soluzione, e che inevitabilmente costituisce un appetibilissimo mercato per mafie e malaffari d’oro.

Il problema della sicurezza degli impianti, per i quali nessuna compagnia assicurativa è disposta a garantire. C’è una lunga lista di incidenti non noti e di rilevazioni ambientali e studi epidemiologici (l’ultimo uscito in Germania, pochi giorni fa) che mostrano come una centrale nucleare sia una minaccia seria per la salute degli esser viventi per centinaia di chilometri quadrati.

Il problema della produzione di anidride carbonica.
Nonostante il nucleare sia propagandato come carbon-free, si tratta di una bugia clamorosa. È vero che la centrale, in sé, non emette gas serra. Tuttavia il processo di estrazione e raffinazione (e trasporto) del minerale emette grandi quantità di CO2; quantità destinate ad aumentare man mano che i giacimenti di minerale a più alta concentrazione vanno esaurendosi e si è costretti ad estrarre rocce con concentrazioni di uranio 10, 100, 1000 volte inferiori, quindi con un impiego di energia (ricavata dai combustibili fossili) maggiore.

Ricostruire i progetti del governo, rendere pubblici i siti previsti per la costruzione delle centrali e le aziende che verranno coinvolte è un dovere di tutt*.

Occhi aperti oggi, per non dover mappare le aree contaminate domani.

Pirateria e pratica del comune. Copyright contro il mulo

Dopo la condanna di PirateBay, continua l’aggressione dei difensori ad oltranza del copyright, continuamente messo in discussione dalle pratiche di rete. Da Repubblica.it, questa notizia sulla pressione di Fapav a Telecom. Da parte nostra, un invito: continuate a scaricare e a condividere, opere e conoscenza non hanno un proprietario, appartengono al comune… Leggi tutto “Pirateria e pratica del comune. Copyright contro il mulo”

Rosarno. L’azione congiunta di razzisti e polizia

Guardando queste due foto.

rosarno - la rivoltarosarno - il rastrellamento

La rivolta dura di persone stanche di essere trattate come degli schiavi.
La soluzione dello stato: li abbiamo usati, ora creano problemi e li rinchiudiamo.

Vita da schiavi. A Rosarno, e in molti altri posti, qui in Italia, nel 2010 lo schiavismo non è un tragico fatto storico. È  la condizione dei migranti, oggi. Certo. Niente catene ai piedi. Ma per il resto, tutto il crudele armamentario dello schiavismo è in funzione: dalle condizioni di lavoro a quelle di vita. Fino alla punizione con la morte. È tutto documentato. Si è scritto, ci sono immagini e video.

Quindi, cos’è successo a Rosarno, qualche giorno fa?
É successo che degli immigrati sono stati presi a colpi di fucile: la scintilla che ha fatto eplodere la rabbia della comunità migrante della cittadina.
Rabbia dura. Come dura è la loro vita in questo paesotto controllato dalla ‘ndrangheta.

La reazione di alcuni cittadini italiani e dello stato: reazione congiunta, si direbbe.
I cittadini si dedicano alla caccia all’uomo: colpi di fucile e di spranga contro gli immigrati. Occupano il Comune per chiedere il loro allontanamento.
Lo stato interviene. Prima con le cariche contro i rivoltosi, poi con i rastrellamenti e la reclusione di più di 300 migranti nei centri d’accoglienza (sic!).
Sembra davvero di rivivere cose d’altri tempi. Sud degli Stati Uniti primi del ‘900. Contesti così.
Comprensibile che siano gli immigrati stessi che adesso se non vogliano andare.

Quanto può durare l’accettazione silenziosa e passiva? Per ora le rivolte degli immigrati, in Italia, rimangono episodi limitati anche se significativi. Ma non è detto che debba continuare così.

Poi sentiremo i balbettii di politici ed esperti vari.
Come oltralpe.
Quando furono le banlieues delle città francesi a bruciare.